Bond globali, torna il premio inflazione

Payroll USA e petrolio guidano Treasury e Bund, mentre Fed e BCE rinviano i tagli e riaprono il rischio rialzi.

Obbligazioni 08/05/2026 4FT News
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Bond globali, torna il premio inflazione

Payroll USA e petrolio guidano Treasury e Bund, mentre Fed e BCE rinviano i tagli e riaprono il rischio rialzi.

La settimana obbligazionaria si chiude con un mercato governativo più nervoso che direzionale: i rendimenti hanno oscillato tra il timore di un’inflazione riaccesa dall’energia e la speranza di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente. Negli Stati Uniti, il Treasury decennale tratta intorno al 4,39%, mentre il biennale è poco sotto il 3,91%; in Europa il Bund decennale è vicino al 3,00%, l’OAT francese al 3,62% e il BTP italiano al 3,65%. Gli spread dell’area euro si sono ristretti nelle ultime sedute, con l’Italia in relativo vantaggio, sulla scia del calo del petrolio e delle ipotesi di riapertura dello Stretto di Hormuz. 

Il baricentro resta però negli Stati Uniti. Oggi, 8 maggio 2026, il Bureau of Labor Statistics pubblica l’Employment Situation di aprile alle 8:30 ET, cioè 14:30 in Italia. Il consenso guarda a un rallentamento dei non-farm payrolls a circa +62.000 posti, dopo i +178.000 di marzo, con disoccupazione attesa stabile al 4,3%. Un dato in linea confermerebbe un mercato del lavoro in raffreddamento ordinato, non ancora abbastanza debole da costringere la Fed a tagliare. 

La prossima riunione del FOMC è in calendario il 16-17 giugno 2026. Dopo aver mantenuto il target sui Fed funds al 3,50%-3,75%, la banca centrale ha ribadito che valuterà dati in arrivo, outlook e bilanciamento dei rischi. Il punto è che il mix macro non semplifica la decisione: il PIL reale USA è cresciuto del 2,0% annualizzato nel primo trimestre, l’inflazione CPI di marzo è salita al 3,3% annuo, il core CPI al 2,6%, mentre il PCE — misura preferita dalla Fed — è al 3,5%, con core PCE al 3,2%

Per questo il mercato sta ridimensionando l’idea di tagli ravvicinati: Reuters segnala che le condizioni per una riduzione dei Fed funds si sono “ristrette considerevolmente”, mentre alcuni esponenti Fed sottolineano il rischio di inflazione più persistente. Un payroll debole potrebbe riaprire la discussione sui tagli nella seconda parte dell’anno; un dato robusto, soprattutto se accompagnato da salari forti, rafforzerebbe invece lo scenario di tassi fermi più a lungo. 

In Europa il quadro è diverso ma non meno complesso. L’economia dell’area euro cresce appena: nel primo trimestre il PIL è salito dello 0,1% sia nell’area euro sia nell’UE, con progresso annuo rispettivamente dello 0,8% e dell’1,0%. Il mercato del lavoro resta solido: disoccupazione area euro al 6,2% in marzo, UE al 6,0%. Sul fronte prezzi, però, l’inflazione dell’area euro è risalita al 3,0% in aprile dal 2,6% di marzo, spinta soprattutto dall’energia; l’inflazione UE di marzo era al 2,8%

La BCE ha lasciato invariati i tassi il 30 aprile: deposito al 2,00%, rifinanziamento principale al 2,15%, marginal lending al 2,40%. Ma la traiettoria attesa è cambiata: il mercato monetario ha incorporato una probabilità elevata di un rialzo già alla riunione del 10-11 giugno, mentre alcune banche d’investimento hanno iniziato a stimare almeno due rialzi se lo shock energetico non rientrerà. 

Il bilancio della settimana, dunque, è quello di un reddito fisso tornato a prezzare il “premio inflazione”. I Treasury restano sostenuti dalla qualità difensiva, ma il tratto lungo fatica a scendere finché petrolio, deficit e resilienza macro mantengono alta la compensazione richiesta dagli investitori. In Europa, il Bund ha perso parte del ruolo di rifugio puro: con inflazione di nuovo sopra target e BCE meno accomodante, il decennale tedesco sopra il 3% diventa il nuovo riferimento per valutare carry, duration e spread periferici. 

Il dato sul lavoro USA di oggi è quindi più di una statistica mensile: è il primo vero test per capire se la Fed potrà guardare oltre lo shock energetico o se dovrà difendere ancora la credibilità anti-inflazione. Per gli investitori obbligazionari, la parola d’ordine resta selettività: duration solo dove il premio è adeguato, governativi europei da leggere insieme al rischio BCE, e spread sovrani interessanti ma vulnerabili a qualunque nuova fiammata dei prezzi energetici.