Indicatori macro: la direzione dei mercati oggi

PIL UE/UK, produzione industriale e sussidi USA orientano le attese sulla Fed e le scelte tra azioni e beni rifugio

MateriePrime 13/11/2025 4FT News
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Indicatori macro: la direzione dei mercati oggi

PIL UE/UK, produzione industriale e sussidi USA orientano le attese sulla Fed e le scelte tra azioni e beni rifugio.

Oggi, mercoledì 13 novembre 2025, i mercati finanziari guardano a un pacchetto di indicatori macroeconomici dall’Europa e dagli Stati Uniti con attenzione particolare. Le uscite di oggi riguardano in primis la crescita economica (PIL) e la produzione industriale per l’Euro Area e il Regno Unito; sul fronte americano, l’attenzione è puntata sull’inflazione (CPI) e sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (initial jobless claims) – indicatori che forniscono indizi chiave su quanto la Fed possa o meno tagliare i tassi a dicembre.

Europa & UK: crescita e produzione

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  • Per l’Eurozona, la stima flash pubblicata da Eurostat indica che il PIL del terzo trimestre 2025 è cresciuto dello 0,2% su trimestre per l’Euro Area e dello 0,3% per l’Unione Europea.
  • Per la produzione industriale dell’Euro Area, dati recenti mostrano un calo a -1,2% MoM ad agosto rispetto a luglio (+0,5% MoM) (ultima stima disponibile) e una riduzione annuale ad 1,1% YoY di agosto verso il 2% YoY di luglio 2025.
  • Per il Regno Unito, l’ultima lettura disponibile vede un tasso d’inflazione del 3,8% su anno per il CPI a settembre 2025. Mentre il PIL cresce dell'1,3% YoY vs stime più ottimistiche (1,4% forecast)
  • Orari di rilascio ulteriori indicatori: produzione industriale Eurozona oggi alle 13:00 CET, dati macroeconomici USA report EIA su energia e petrolio alle 19:00 CET., mentre alle 23:00 CET occhi puntati su richiesta sussidi, inflazione e CPI. 

Interpretazione: la crescita dell’Eurozona è debole, la produzione industriale mostra segni di contrazione o stagnazione. Ciò suggerisce che l’economia europea resta in modalità “crawling” e non in piena accelerazione. Per il Regno Unito, l’inflazione moderata ma ancora sopra target suggerisce che le politiche monetarie potrebbero restare rigide.

Stati Uniti: inflazione, occupazione e sussidi

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Sul versante americano, i dati sono più incerti. Le richieste iniziali di sussidi settimanali sono attualmente intorno a 218.000 (dato fino al 20 settembre 2025) e in diminuzione rispetto alla settimana precedente (232.000) e all’anno precedente (222.000). Tuttavia, a causa dello shutdown federale, alcuni indicatori, come la CPI di ottobre 2025 e gli occupati non-agricoli, potrebbero essere ritardati o addirittura mancanti.

Interpretazione: il mercato del lavoro americano sembra ancora solido nel breve termine, il che è un segnale per la Fed che la disoccupazione non sta esplodendo; ma l’incertezza sull’inflazione e sui consumi dovuta alla mancanza di dati ufficiali introduce un grado di rischio. Se l’inflazione risultasse più alta del previsto (o non decrescente) e il lavoro restasse forte, la Fed avrà meno margine per tagliare i tassi.

Ipotesi su decisione della Fed a dicembre

Al momento la mia ipotesi è che la Fed non taglierà i tassi nella riunione di dicembre – o lo farà solo se emergessero dati chiaramente deboli di inflazione e occupazione da qui a quel momento. Le ragioni:

  • Le richieste di disoccupazione ancora basse suggeriscono un mercato del lavoro non in affanno.
  • L’incertezza sull’inflazione pesa: senza un calo chiaro verso il target, la Fed rimane sulla difensiva.
  • Il contesto di liquidità: con la fine dello shutdown USA, potremmo vedere una iniezione di liquidità che sostiene i mercati, ma essa da sola non basterà a convincere la Fed a spingere verso un taglio se i prezzi restano elevati.

Se la Fed non taglierà, ci si può attendere pressione al rialzo dei rendimenti obbligazionari e un possibile rafforzamento del dollaro, con conseguenze nei mercati azionari e nei beni rifugio.

Impatti sui mercati: azioni, oro e beni rifugio

  • Mercato azionario: senza taglio dei tassi la reazione potrebbe essere negativa o moderata per l’azionario globale. Gli investitori che puntavano su un “regalo di fine anno” sonoro dalla Fed potrebbero rivedere le aspettative. In Europa una crescita debole potrebbe deprimere i titoli ciclici; negli USA l’azionario dovrà digerire l’assenza di stimolo.
  • Oro e beni rifugio: in un contesto in cui la Fed non taglia, il costo opportunità per l’oro sale (rendimenti reali più alti), il che può limitare la performance del metallo giallo. Tuttavia, l’incertezza (sia sull’inflazione che sull’economia globale) potrebbe alimentare la domanda di rifugio: quindi l’oro e altri asset “sicuri” potrebbero reggere bene o addirittura salire in uno scenario misto di crescita debole + politiche monetarie rigide.
  • Euro e sterlina: la debolezza della crescita nell’Eurozona e nel Regno Unito potrebbe indebolire euro e sterlina, in particolare se la Fed resta rigida e il dollaro si rafforza. Ciò tiene aperta la possibilità di movimenti valutari rilevanti.

Le informazioni contenute in questo articolo sono a scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria o di investimento. Ogni decisione di investimento comporta rischi e dovrebbe essere presa dopo aver consultato un professionista qualificato che tenga conto del proprio profilo.