Crisi geopolitiche e mercati: petrolio fermo, oro vola

Venezuela, OPEC+ e Fed: tensioni politiche, produzione stabile e attese di tagli dei tassi spingono i metalli preziosi

MateriePrime 04/01/2026 4FT News
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Crisi geopolitiche e mercati: petrolio fermo, oro vola

Venezuela, OPEC+ e Fed: tensioni politiche, produzione stabile e attese di tagli dei tassi spingono i metalli preziosi

Le tensioni geopolitiche in Sudamerica tornano al centro dei mercati globali dopo che gli Stati Uniti hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che Washington assumerà il controllo del Paese fino a quando non sarà possibile una transizione verso una nuova amministrazione, senza chiarire modalità e tempi. L’evento riaccende l’incertezza su una regione chiave per l’energia mondiale e contribuisce a muovere mercati già scossi da conflitti e instabilità politiche.

Il Venezuela, che detiene le maggiori riserve petrolifere al mondo, persino superiori a quelle dell’Arabia Saudita, resta tuttavia lontano da un rapido ritorno produttivo. Anni di cattiva gestione e sanzioni hanno fatto crollare l’output, e secondo gli analisti è improbabile un aumento significativo della produzione per molti anni, anche qualora le grandi compagnie petrolifere statunitensi investissero i miliardi promessi da Trump.

In questo contesto, l’OPEC+ ha scelto la linea della prudenza. Il cartello allargato ha mantenuto invariata la produzione dopo una breve riunione online di domenica, evitando di discutere apertamente delle crisi politiche che coinvolgono diversi Paesi membri, incluso il Venezuela. Gli otto Paesi coinvolti – Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Iraq, Algeria e Oman – producono circa la metà del petrolio mondiale.

La decisione arriva dopo un 2025 difficile per il greggio: i prezzi del petrolio sono scesi di oltre il 18% nell’anno, il calo annuale più marcato dal 2020, alimentando timori di eccesso di offerta. Nonostante ciò, gli stessi otto Paesi avevano aumentato gli obiettivi di produzione di circa 2,9 milioni di barili al giorno nel 2025, pari a quasi il 3% della domanda globale, nel tentativo di riconquistare quote di mercato. A novembre, tuttavia, avevano deciso di sospendere ulteriori aumenti per i mesi invernali, a causa della domanda più debole nell’emisfero settentrionale. La prossima riunione è fissata per il 1° febbraio.

Sul fronte geopolitico, l’OPEC+ deve fare i conti anche con altre fratture: le tensioni tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti legate al conflitto in Yemen, il calo delle esportazioni russe per effetto delle sanzioni statunitensi sulla guerra in Ucraina e la situazione iraniana, segnata da proteste interne e minacce di intervento da parte degli Stati Uniti.

Se il petrolio resta sotto pressione, i metalli preziosi continuano invece a beneficiare dell’incertezza globale. Nella prima seduta del nuovo anno, oro, argento e platino hanno consolidato gli straordinari rialzi del 2025, sostenuti sia dalle tensioni geopolitiche sia dalle aspettative di un allentamento della politica monetaria americana.

L’oro spot si è mantenuto stabile intorno a 4.313 dollari l’oncia, dopo aver toccato un massimo intraday di 4.402 dollari. Il metallo giallo aveva raggiunto un record storico di 4.549 dollari l’oncia il 26 dicembre e ha chiuso il 2025 con un balzo del 64%. I future sull’oro con consegna a febbraio hanno invece chiuso leggermente in calo, a 4.329 dollari l’oncia.

I mercati scontano almeno due tagli dei tassi della Federal Reserve da un quarto di punto nel corso dell’anno, una prospettiva che aumenta l’attrattiva dell’oro, asset privo di rendimento. «In questo momento i mercati sono guidati meno dai fondamentali di domanda e offerta e più dall’incertezza politica», osservano gli analisti, sottolineando come dazi, debito pubblico statunitense e rischi geopolitici stiano spingendo al rialzo l’intero comparto dei metalli.

Anche l’argento e il platino hanno registrato performance eccezionali. L’argento spot è salito a 71,77 dollari l’oncia dopo aver toccato un record storico di 83,62 dollari, mentre il platino è balzato a oltre 2.125 dollari, dopo un massimo storico di 2.478 dollari. Nel 2025 l’argento ha guadagnato oltre il 147%, favorito dalla sua designazione come minerale critico negli Stati Uniti, da carenze di offerta e da scorte ridotte, mentre il platino è salito del 127%.

Anche il palladio ha chiuso l’anno in forte crescita, con un rialzo del 76%, il migliore degli ultimi 15 anni, e ha avviato il nuovo anno sopra quota 1.636 dollari l’oncia.

Dopo il rally di fine anno, tutti i metalli preziosi mostrano tuttavia segnali di prese di profitto nel breve termine. Ma con il petrolio bloccato dalle divisioni politiche e l’oro sostenuto da crisi e tagli dei tassi attesi, i mercati restano più che mai ostaggio della geopolitica.

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