Il quantum computing è entrato nel 2026 con aspettative molto elevate. Otto mesi dopo, il quadro è più concreto ma anche più selettivo: i progressi tecnologici sono reali, i primi ricavi stanno crescendo e governi e grandi gruppi continuano a investire. Tuttavia, il settore non ha ancora dimostrato un vantaggio economico generalizzato rispetto ai migliori sistemi classici.
La vera novità non è quindi l'arrivo improvviso del “computer del futuro”, ma il passaggio da una corsa basata sul numero di qubit a una competizione più difficile da raccontare e più importante da misurare: qualità delle operazioni, qubit logici, correzione degli errori, capacità di integrare quantum e supercalcolo, ordini commerciali e sostenibilità finanziaria.
Il 2026 è l'anno delle verifiche, non del traguardo
Il numero di qubit fisici, preso da solo, è sempre meno utile per confrontare piattaforme differenti. Ioni intrappolati, circuiti superconduttori, atomi neutri, fotonica, annealing e qubit topologici presentano caratteristiche, errori e modalità operative diverse. Per gli investitori contano soprattutto quattro domande:
- quanti circuiti utili può eseguire il sistema con sufficiente accuratezza;
- quanto costa trasformare qubit fisici rumorosi in qubit logici affidabili;
- esiste un'applicazione verificabile che superi un'alternativa classica competitiva;
- il progresso tecnico genera ricavi ripetibili oppure dipende ancora da prototipi e contratti isolati?
IBM ha posto il 2026 al centro della propria roadmap: punta ai primi esempi di quantum advantage con hardware integrato all'HPC, mentre lavora a un decoder di correzione degli errori in tempo reale. Il gruppo indica poi il 2029 come obiettivo per Starling, sistema fault-tolerant su larga scala. Sono traguardi industriali rilevanti, ma rimangono roadmap e devono essere valutati come obiettivi prospettici, non come risultati già acquisiti.
Google, dopo Willow, ha spostato l'attenzione sulla correzione degli errori e su esperimenti verificabili. Il progetto Quantum Echoes ha mostrato una forma di vantaggio quantistico verificabile in un problema di dinamica quantistica; resta però ancora da colmare la distanza tra dimostrazione scientifica e applicazione capace di produrre un ritorno economico superiore alle soluzioni classiche. Nel marzo 2026 Google ha inoltre ampliato la propria ricerca agli atomi neutri, segnale che anche i leader evitano per ora di scommettere su una sola architettura.
Amazon segue una logica simile. AWS continua a sviluppare Ocelot, basato su cat qubit superconduttori, e nel giugno 2026 ha rafforzato la collaborazione con QuEra per portare sistemi ad atomi neutri verso il calcolo fault-tolerant tramite Amazon Braket. Per il mercato, il messaggio è chiaro: nel breve periodo il valore può emergere anche dall'infrastruttura cloud e dall'accesso a più tecnologie, non soltanto dalla vittoria di un singolo tipo di qubit.
Microsoft resta il caso più ambizioso e controverso. Majorana 1 ha rilanciato la prospettiva dei qubit topologici, potenzialmente più semplici da scalare grazie a una protezione intrinseca dagli errori. Ma parte della comunità scientifica continua a chiedere evidenze più robuste e riproducibili. Per un investitore, Majorana va quindi considerato come un'opzione tecnologica ad alto impatto potenziale, non come la prova che il problema della scalabilità sia già risolto.
I pure-play: ricavi più visibili, perdite ancora elevate
I risultati del secondo trimestre 2026 mostrano un settore in crescita, ma fortemente disomogeneo.
IonQ ha registrato ricavi trimestrali record per 80,1 milioni di dollari, in aumento del 287% su base annua, e ha alzato la guidance 2026 a 280–290 milioni. La società disponeva di 3 miliardi tra cassa e investimenti a fine giugno, circa 2 miliardi pro forma dopo l'acquisizione di SkyWater. È il segnale commerciale più forte tra i pure-play quotati esaminati, ma non elimina il rischio: la perdita netta del trimestre è stata pari a 1,87 miliardi, influenzata dall'operazione SkyWater, mentre la perdita adjusted EBITDA è stata di 120,3 milioni. Inoltre, i ricavi comprendono un ecosistema più ampio del solo calcolo quantistico, tra networking, sensing, cybersecurity e sistemi.
Rigetti ha riportato 5,1 milioni di dollari di ricavi e una perdita operativa di 28,1 milioni. Il progresso rispetto ai trimestri precedenti è visibile, ma il divario tra vendite e costi conferma che la tesi resta legata alla capacità di migliorare le prestazioni dei chip superconduttori e trasformare partnership e consegne in una base commerciale più ampia.
D-Wave ha prodotto 3,1 milioni di ricavi nel trimestre, sostanzialmente stabili su base annua, ma i dati prospettici sono più dinamici: nel primo semestre le prenotazioni hanno raggiunto 35,5 milioni e le obbligazioni contrattuali residue 40,7 milioni. Il quantum annealing offre già casi d'uso nell'ottimizzazione, ma non va confuso con un computer quantistico universale. Anche qui i costi restano pesanti: la perdita adjusted EBITDA trimestrale è salita a 37,1 milioni.
Quantum Computing Inc. ha aumentato i ricavi a 5,6 milioni di dollari, contro appena 61 mila un anno prima, grazie a prodotti e servizi quantum e fotonici. La crescita percentuale è eccezionale perché parte da una base minima; le spese operative, nel frattempo, sono salite a 21,8 milioni. È un esempio utile del motivo per cui nel settore non basta osservare la variazione percentuale dei ricavi: servono qualità delle vendite, margini, concentrazione dei clienti e consumo di cassa.
La prima applicazione di massa potrebbe essere difensiva
La crittografia post-quantum è il segmento con la domanda più immediata. Non richiede che un computer quantistico capace di violare RSA sia già disponibile: imprese e pubbliche amministrazioni devono migrare prima, sia per la complessità dei sistemi legacy sia per il rischio “harvest now, decrypt later”, cioè il furto odierno di dati cifrati da decifrare in futuro.
Il NIST ha già finalizzato i primi tre standard post-quantum e invita le organizzazioni a iniziare la migrazione, identificando algoritmi vulnerabili, dipendenze hardware e software e priorità operative. Per gli investitori, questo amplia la filiera oltre i produttori di QPU: sicurezza, gestione delle chiavi, reti, aggiornamento software, consulenza e semiconduttori possono generare ricavi prima del quantum computing fault-tolerant.
ETF quantum: diversificazione sì, esposizione pura no
Per molti investitori un ETF resta più razionale della selezione di un singolo vincitore tecnologico. Ma occorre leggere l'indice sottostante. Il Defiance Quantum ETF (QTUM), citato anche nell'articolo originario, comprende decine di società e distribuisce il portafoglio tra pure-play, semiconduttori, progettazione elettronica, software e big tech. Questa struttura riduce il rischio specifico di una singola architettura, ma rende l'esposizione meno “pura”: una parte rilevante della performance può dipendere dal ciclo dei chip, dall'AI e dal Nasdaq più che dai ricavi quantistici.
Prima di investire in un ETF tematico è utile verificare:
- peso effettivo di IonQ, Rigetti, D-Wave e QCi;
- concentrazione nelle prime dieci posizioni;
- presenza di aziende AI incluse solo indirettamente nel tema;
- costo annuo, liquidità, spread e domicilio fiscale;
- frequenza di ribilanciamento e metodologia dell'indice.
Come leggere il settore nella seconda metà del 2026
Il mercato quantum non è più soltanto una promessa accademica, ma non è ancora un'industria matura. I segnali positivi sono l'aumento degli ordini, la crescita di alcuni ricavi, l'espansione del cloud, l'integrazione con HPC e la standardizzazione della sicurezza post-quantum. I principali rischi restano invece le valutazioni elevate, la diluizione azionaria, il burn rate, la dipendenza da contratti pubblici, le acquisizioni aggressive e la difficoltà di confrontare annunci tecnici non omogenei.
La metrica decisiva per il 2026 non sarà chi annuncia più qubit, ma chi dimostra progressi riproducibili e li converte in contratti, margini e vantaggi operativi per i clienti. Finché questa conversione rimarrà incompleta, le big tech offriranno un'esposizione più difensiva, gli ETF una diversificazione imperfetta ma utile e i pure-play continueranno a rappresentare la componente più speculativa del tema.
In sintesi, il quantum computing sta avanzando, ma il mercato finanziario corre spesso più velocemente della tecnologia. Per affrontarlo servono orizzonte lungo, disciplina nelle valutazioni e la capacità di distinguere una svolta scientifica da un modello di business sostenibile.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, raccomandazione personalizzata o sollecitazione all'investimento. Gli strumenti citati possono presentare elevata volatilità e rischio di perdita del capitale. Prima di assumere decisioni, valutare obiettivi, orizzonte temporale e profilo di rischio con un professionista abilitato.