Borse in calo tra macro e attese Fed

GDP UK e lavoro USA muovono i mercati; oggi il CPI americano decisivo per i tassi

Azioni 13/02/2026 4FT News
inflazione-geopolitica-indicatori-macroeconomici

Borse in calo tra macro e attese Fed

GDP UK e lavoro USA muovono i mercati; oggi il CPI americano decisivo per i tassi

Le ultime 48 ore hanno riportato la volatilità al centro dei mercati finanziari. I nuovi dati macro pubblicati nel Regno Unito e negli Stati Uniti hanno innescato movimenti trasversali su obbligazioni, valute e azioni, mentre oggi l’attenzione si concentra sull’inflazione americana, vero spartiacque per le prossime mosse della Federal Reserve.

Regno Unito: crescita debole e industria fragile

Nel Regno Unito i dati su PIL (GDP) e produzione industriale hanno mostrato una dinamica più debole del previsto. La crescita trimestrale si è mantenuta su ritmi modesti, mentre la produzione industriale ha evidenziato segnali di contrazione su base mensile, riflettendo la debolezza della domanda interna ed esterna.

L’effetto immediato è stato:

  • pressione ribassista sulla sterlina;
  • acquisti sui Gilt nella prima fase, seguiti però da volatilità sul tratto lungo;
  • cali sull’azionario UK, in particolare nei comparti ciclici e finanziari.

Il mercato interpreta la combinazione crescita debole + inflazione ancora sopra target come un contesto complesso per la Bank of England, che potrebbe trovarsi costretta a tagliare i tassi in un quadro di stagflazione soft.

USA: lavoro resiliente, rendimenti in tensione

Negli Stati Uniti i dati sull’occupazione hanno mostrato un mercato del lavoro ancora solido. I Non-Farm Payrolls hanno registrato una crescita superiore alle attese, mentre il tasso di disoccupazione si è mantenuto su livelli contenuti.

Questo ha avuto effetti immediati:

  • rialzo dei rendimenti dei Treasury;
  • rafforzamento del dollaro;
  • pressione ribassista sugli indici azionari, per il timore di tassi “più alti più a lungo”.

Il mercato ora guarda al CPI USA in pubblicazione oggi: un dato superiore alle attese rafforzerebbe l’ipotesi di una Federal Reserve ancora prudente sui tagli, mentre un rallentamento deciso dell’inflazione riaprirebbe lo scenario di allentamento monetario già nel secondo trimestre.

Azionario USA ed Europa: due giorni di vendite diffuse

nasdaq-mercatiazionari-ribassi-stocksmarket

Negli ultimi due giorni si è assistito a una correzione generalizzata:

  • S&P 500 in flessione, con prese di profitto diffuse;
  • Nasdaq Composite più debole, soprattutto nei comparti tech non legati all’AI;
  • vendite anche su Euro Stoxx 50, con pressione su bancari e industriali.

Perché i mercati stanno correggendo?

  1. Rendimenti in rialzo: dati solidi sul lavoro USA implicano una Fed meno accomodante.
  2. Valutazioni elevate: soprattutto nel tech tradizionale, dove la crescita degli utili non sempre giustifica multipli così compressi rispetto ai tassi reali.
  3. Risparmio gestito sotto pressione: società di asset management soffrono per:
    • calo delle masse per effetto mercato;
    • compressione delle commissioni;
    • aumento della volatilità che riduce i flussi netti.
  4. Rotazione settoriale: l’interesse resta concentrato sui titoli legati all’intelligenza artificiale, mentre il resto del comparto tecnologico subisce prese di beneficio.

In Europa la dinamica è simile: la combinazione tra crescita fragile (UK inclusa) e rendimenti globali più alti pesa su utilities, real estate e finanziari.

CPI USA: il vero market mover di oggi

Il dato sull’inflazione americana rappresenta il punto di equilibrio tra due narrative:

  • Inflazione persistente → Fed attendista → rendimenti alti → pressione sulle equity
  • Inflazione in rallentamento → tagli anticipati → rimbalzo di azioni e bond

In questo contesto, i mercati finanziari si trovano in una fase di “pricing dinamico”: ogni sorpresa macro può modificare rapidamente le aspettative sui tassi, con effetti immediati su indici azionari, valute e mercati obbligazionari.

La sensazione dominante è che la fase di euforia di inizio anno stia lasciando spazio a una maggiore selettività, dove la macroeconomia torna ad avere un peso determinante nelle scelte di allocazione globale.