PPI USA in calo: Fed più vicina al taglio tassi
Dati PPI sotto le attese e Nasdaq ai record. Oggi focus su CPI e jobless claims per capire le prossime mosse della Fed
Obbligazioni
11/09/2025
4FT News
PPI USA in calo: Fed più vicina al taglio tassi
Dati PPI sotto le attese e Nasdaq ai record. Oggi focus su CPI e jobless claims per capire le prossime mosse della Fed.
Stato attuale degli indicatori USA
PPI USA – Agosto 2025
- L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) USA ad agosto è sceso dello 0,1% su base mensile, contro attese di +0,3%.
- Su base annua è +2,6%, al di sotto del +3,1% di luglio e delle previsioni che erano attorno al +3,3%.
- Il “core PPI” (ovvero escludendo cibo ed energia) ha anch’esso deluso: +2,8% a/a contro attese intorno a +3,5%.

CPI USA – aspettative per oggi
- Per l’indice dei prezzi al consumo (CPI) di agosto, le previsioni sono di un incremento mensile dello 0,3%, con il tasso annuo che potrebbe salire da +2,7% a +2,9%.
- Il core CPI (sempre escludendo cibo ed energia) è previsto anch’esso in rialzo, spesso stimato sopra +3%, spinto anche dall’effetto delle tariffe sui beni importati.
Richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (Jobless Claims) USA
- Le richieste iniziali per sussidi (initial jobless claims) risultano in lievissimo aumento la settimana scorsa, in una fascia storica “non allarmante”, intorno ai 237.000, contro attese simili anche per l’aggiornamento odierno.
- Le continuing claims (coloro che continuano a ricevere sussidi) mostrano uno stato di mercato del lavoro che sta rallentando ma non collassando, sarà importante il dato di questa settimana, l’ultimo aggiornamento prima della decisione della FED prevista il prossimo 16-17 settembre.
Contesto geopolitico
- Commemorazione dell’11 settembre: oggi si celebra il ventiquattresimo anniversario degli attentati del 2001 negli USA. Questo giorno è solitamente caratterizzato da riti pubblici, momenti di riflessione nazionale, e può in parte influenzare il tono dei media e il sentiment pubblico. Meno impatto diretto sui mercati finanziari, ma attenzione a come le notizie giornaliere vengono trattate, specialmente in USA, in termini di sicurezza, politica estera, e retorica istituzionale.
- Altri fattori geopolitici attuali: tensioni commerciali persistono, tariffe su beni importati rimangono tema caldo; le questioni energetiche e i rischi di approvvigionamento globale (es. Medio Oriente, Ucraina) continuano a restare nel radar degli investitori.

Interpretazione: cosa dicono questi dati alla FED
- Il fatto che il PPI ad agosto sia ben sotto le attese (sia mensili che annuali, anche nel core) indica che le pressioni inflazionistiche a monte si stanno attenuando.
- Se il CPI “arriva” coerente con le previsioni o poco sopra, la FED avrà ulteriore spazio per considerare un taglio dei tassi — a meno che il mercato del lavoro mostra debolezze o stabilità ma non pressione al ribasso dei salari. Il dato di ieri positivo sui prezzi alla produzione ha abbassato comunque le pressioni allontanando un potenziale tasso di mezzo punto percentuale.
- Le richieste di sussidi non stanno esplodendo, ma l’aumento suggerisce un graduale indebolimento del mercato del lavoro: un altro punto che può essere interpretato come favorevole a politiche monetarie più accomodanti.
Impatti sui mercati azionari
- Il Nasdaq e altri indici growth beneficeranno se il CPI non sorprenderà al rialzo, perché sussistono meno rischi di un rialzo tassi aggressivo.
- Società come Broadcom e Oracle che stanno emergendo come colossi di capitalizzazione, tipicamente con profitti visibili, investimento in tecnologia, semilavorati, potrebbero guadagnare se il costo del denaro si stabilizza o si riduce.
- Settori value/finanziari potranno reagire bene se invece emergono segnali che l’inflazione rimane più sostenuta, ma al momento il PPI attenua questo rischio.
Strategia obbligazionaria suggerita
Obbligazioni governative
- Titoli a breve termine (2-5 anni): se le attese per il taglio tassi si confermano, questi titoli beneficeranno immediatamente. Rendimento e prezzo dovrebbero reagire bene con una curva inclinata “più piatta” se la FED taglia.
- Titoli a medio termine (5-10 anni): buona opportunità se i dati confermano inflazione più debole; potrebbero offrire un compromesso tra rendimento e rischio tasso. Attenzione però al tratto lungo se emergono sorprese inflazionistiche o tensioni sui rendimenti globali.
- Titoli a lungo termine (>10 anni): più rischiosi in caso di rinvii del taglio o di sorpresa CPI forte. Posizionarsi con estrema cautela, magari comprendendo opzioni di copertura contro rialzo dei rendimenti.
Corporate bonds
- Investment Grade (IG): aziende con forte rating che operano in settori non eccessivamente sensibili ai costi di input (energia, materie prime). Il recente calo del PPI supporta i margini futuri.
- High Yield (HY): solo se il segnale inflazione + tassi/credito resta stabile o tende a migliorare; preferenza per HY con scadenze medie, non ultra lunghe, e con bilanci solidi.
Tempistica
- Se il CPI di oggi conferma le previsioni oppure è lievemente sopra, la prossima settimana – in corrispondenza della riunione della FED – è probabile un taglio di 25 basis points.
- Prima del taglio, opportunità su breve-medio termine obbligazionarie con premi per rischio moderato; dopo, potrebbe emergere un rally, specie sui titoli governativi + IG.
Nota: non è consulenza finanziaria, ma idee basate sui dati recenti.
In sintesi
Il dato PPI di agosto, nettamente inferiore alle attese, segnala un allentamento delle pressioni inflazionistiche alla produzione. Questo, unito a un mercato del lavoro che mostra segni di lieve rallentamento senza criticità, crea spazio per la FED per considerare un primo taglio dei tassi già dalla prossima settimana.
Per gli investitori:
- Azioni: il contesto favorisce ancora i titoli growth e tecnologici, che beneficiano di rendimenti in discesa.
- Obbligazioni governative: interessanti le scadenze brevi e medie, che reagiscono più velocemente a eventuali tagli.
- Corporate bond: da privilegiare gli investment grade, che offrono stabilità e rendimenti relativamente più attraenti in un contesto di tassi in calo.
In sintesi, i dati recenti rafforzano l’ipotesi di una Fed più accomodante: uno scenario che sostiene sia il mercato azionario sia quello obbligazionario, a patto di muoversi con selettività tra settori e scadenze.