Fed: cosa ha deciso e perché conta

Tagliato i tassi di 25 pb, primo allentamento da dicembre 2024

Obbligazioni 18/09/2025 4FT News
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Fed: cosa ha deciso e perché conta

Tagliato i tassi di 25 pb, primo allentamento da dicembre 2024

La Federal Reserve ha tagliato i tassi di 25 pb portando il federal funds al 4,00-4,25%, primo allentamento da dicembre 2024. Una sola dissidenza (Stephen Miran) ha chiesto -50 pb. Powell ha chiarito che non c’era un ampio sostegno per un taglio più grande e che mosse “extra-large” restano eccezionali e legate a situazioni di marcato disallineamento della politica.

Nella conferenza stampa, Powell ha ribadito il doppio mandato: lavoro in indebolimento (nuove assunzioni sotto il “break-even” per stabilizzare la disoccupazione) ma inflazione ancora da “tenere d’occhio”. Ha anche segnalato che gli scenari inflazionistici più cupi si stanno attenuando e che gli effetti tariffari appaiono sempre più come “un aumento una tantum dei prezzi”.

Cosa trapela dal discorso di Powell sulle prossime mosse

Tre messaggi chiave:

  1. Ritmo “normale” di tagli. La Fed vuole procedere con gradualità, evitando sia l’errore di tagliare troppo e riaccendere l’inflazione sia quello di muoversi troppo tardi col rischio di peggiorare il mercato del lavoro. Powell ha detto chiaramente che non c’è stata una “spinta” per -50 pb. Tradotto: bias verso altri tagli da 25 pb se i dati lo consentono.
  2. Mercato del lavoro guida il timing. Con job creation sotto la soglia di pareggio, “un piccolo aumento dei licenziamenti” potrebbe far salire rapidamente la disoccupazione: ciò rende la Fed reattiva a eventuali sorprese negative dei dati.
  3. Inflazione: rischio più bilanciato. Powell ha suggerito che alcuni rischi si sono attenuati; i fattori esogeni (tariffe) sono visti più come shock di livello che di trend. Questo consente tagli misurati, non una corsa al ribasso.

Il nuovo dot plot: cosa dice davvero

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Il SEP di settembre mette nero su bianco la traiettoria “di riferimento”:

  • Mediana fed funds a fine 2025: 3,6% (dal 3,9% di giugno). Con il corridoio oggi a 4,00-4,25%, implica ~50 pb di allentamento residuo entro fine anno (due mosse da 25).
  • Mediana 2026: 3,4%, 2027: 3,1%, 2028: 3,1%; long-run: 3,0%.
  • La distribuzione dei “puntini” mostra un outlier molto basso per fine anno, che il mercato attribuisce al neo-governatore Miran (coerente con la sua richiesta di -50 pb e una traiettoria più aggressiva).

Lettura operativa: la mediana non è una promessa, ma—insieme al linguaggio di Powell—ancora ancora il profilo dei tagli su un percorso moderato nel 2025, con ulteriori riduzioni graduali nel 2026-2027.

Reazione dei mercati

  • Dollaro in rafforzamento durante la conferenza;
  • Azioni globali in rialzo (nuovi massimi in alcune piazze);
  • Rendimenti USA in movimento durante e dopo la conferenza, con la curva che sconta un ciclo di tagli ma non una “corsa”.
    Powell ha aiutato a disinnescare gli scenari di tagli più rapidi, mantenendo i pricing su un sentiero ordinato.

E la BCE?

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La BCE la settimana scorsa ha lasciato i tassi invariati (deposit facility al 2,0%), descrivendo l’economia dell’area euro come “in una buona posizione” e abbassando le proiezioni d’inflazione a medio termine. Il mercato ha ridotto le scommesse su ulteriori tagli nel 2026 (probabilità appena sotto il 50%). In sintesi: Francoforte in pausa, Washington in taglio graduale.

Implicazioni strategiche per investitori e imprese

Tassi/Obbligazionario. Con il SEP a 3,6% per fine 2025 e un Powell attendista, la duration può beneficiare di un percorso di tagli ordinato, ma i rimbalzi dei rendimenti restano plausibili a ogni dato inflazionistico “caldo” o sorpresa sul lavoro. Curve steepening graduale resta lo scenario base.

Valute. Il dollaro tiene finché la BCE resta in stand-by e la Fed non segnala accelerazioni del ciclo di tagli. Cross come EUR/USD rimangono sensibili a divergenze di crescita e guidance.

Azioni. Il messaggio “tagli sì, ma con prudenza” sostiene i multipli senza alimentare euforia su liquidità illimitata; leadership ancora a favore dei settori sensibili ai tassi ma con selettività (tech quality, housing-linked, utilities regolamentate), mentre i finanziari restano un trade da gestione attiva per la pressione sul NIM contro minori rischi di credito.

Credito. Spread compressi finché lo scenario “softening ma non hard landing” regge; attenzione però al messaggio di Powell sul rischio occupazione: un indebolimento più rapido del lavoro allargherebbe gli spread prima che la Fed possa “correre”.

Cosa guardare adesso

  1. Dati lavoro (payrolls, JOLTS, jobless claims): sono il trigger principale per calibrare i prossimi 25 pb.
  2. Core PCE: conferme che la disinflazione prosegue senza ricadute; valutare l’effetto “una tantum” delle tariffe sui livelli, non sul trend.
  3. Comunicazione BCE: un eventuale indebolimento del ciclo europeo o nuove revisioni delle proiezioni potrebbero riaprire la porta a ulteriori tagli nel 2026, influenzando anche il differenziale con gli USA.

In breve: la Fed ha iniziato un ciclo di allentamento graduale; il dot plot (mediana 3,6% a fine 2025) e il tono di Powell indicano altri due tagli da 25 pb come scenario di base, salvo sorprese sui dati. I mercati hanno reagito in modo costruttivo ma non euforico. La BCE, per ora, resta in pausa: divergenza moderata che sostiene il dollaro e mantiene ancorate le aspettative su un 2025-2026 di normalizzazione lenta.

Se vuoi, posso aggiungere un box grafico con: (i) mediana del dot plot attuale vs giugno, (ii) traiettoria implicita OIS, e (iii) confronto col tasso di deposito BCE.