La Federal Reserve ha annunciato oggi la decisione di mantenere invariati i tassi d’interesse
Occhi puntati sulla FED: cosa ha deciso Powell
30 luglio 2025 — La Federal Reserve ha annunciato oggi la decisione di mantenere invariati i tassi d’interesse, lasciando il range target del federal funds rate tra il 4,25 % e il 4,50 %, come già sancito nelle precedenti quattro riunioni.
Nel nostro precedente approfondimento abbiamo illustrato le previsioni di politica monetaria: la FED mostrava cautela, anticipando due possibili tagli entro fine 2025 in presenza di segnali di raffreddamento dell’economia, ma sottolineava come l’inflazione, se persistente o addirittura in rialzo, potesse discutibilmente protrarre la politica restrittiva.
Perché Powell mantiene i tassi fermi?

1. Inflazione ancora sopra il target
L’inflazione statunitense, misurata dal CPI, è salita al 2,7 % su base annua a giugno, superando il target del 2%. Anche l’indice PCE core, preferito dalla Fed, è stimato intorno al 2,7% annuo, mentre il PCE headline potrebbe avvicinarsi al 2,5 %. Powell ha ribadito che i dazi imposti recentemente stanno alimentando pressioni inflazionistiche, sottolineando il carattere ancora “meaningful” della crescita dei prezzi.
2. Incertezze commerciali e dazi
I recenti dazi legati a tensioni geopolitiche e commerciali impattano sui costi delle importazioni. Powell sottolinea la necessità di osservare come il loro effetto si tradurrà nei dati reali di inflazione prima di intervenire con politiche espansive.
3. Mercato del lavoro robusto e crescita debole
Il mercato del lavoro USA resta solido, con disoccupazione attorno al 4,2% e continui aumenti salariali superiori all’inflazione core. Tuttavia la crescita economica è debole: la Fed ha rivisto le previsioni del PIL per il 2025 a circa 1,4 %, in calo rispetto all’1,7 % stimato a inizio anno.
Anche in Europa la crescita stenta: secondo l’OCSE, l’inflazione nell’area euro a maggio è al 1,9% (core 2,3%) e l’Europa vive incertezza legata alle negoziazioni commerciali con gli USA, costringendo la Banca Centrale Europea ad mantenere i tassi attorno al 2%.
Il quadro nel suo complesso

Powell sceglie dunque una linea "wait-and-see", decidendo di trattenersi non per mancanza di alternative, ma perché:
L'inflazione rimane persistente al di sopra del target.
Il mercato del lavoro è solido, mitigando i rischi di una recessione imminente.
Le incertezze legate ai dazi richiedono tempo per valutare effetti reali su consumi, produzione e domanda aggregata.
Pur mantenendo il tasso fermo, la Fed ha ribadito nelle sue proiezioni interne l’ipotesi di due tagli da 25 punti base entro fine anno, se le condizioni lo permetteranno. Ma come già richiamato in precedenza, vari membri del FOMC sono ora più cauti: più partecipanti sembrano propensi a mantenere i tassi stabili più a lungo, dato il rischio di inflazione dura e crescita stagnante.
Nell'articolo “Previsioni politica monetaria FED” avevamo descritto un contesto in cui, qualora il mercato del lavoro mostrasse cedimenti e l'inflazione si attestasse vicino o sotto il target, la Fed avrebbe potuto intervenire con tagli. Quel quadro resta valido ma vincolato ai dati. Oggi la realtà indica che l’inflazione è superiore, il lavoro regge, e i dati commerciali sono ambigui, quindi l’ipotesi di taglio slitta fino a fine anno.
Sintesi finale
Decisione del 30 luglio 2025: tassi invariati al 4,25–4,50 %.
Inflazione USA alta, sia headline che core (~2,7 %).
Mercato del lavoro resilient, disoccupazione stabile.
Crescita economica debole: circa 1,4 % nel 2025.
Incertezze commerciali e dazi mantengono pressione al rialzo sull’inflazione.
Tagli previsti più in là, condizionati ai dati — potenzialmente da settembre o dicembre 2025.
Powell mantiene quindi una linea prudente e autorevole, agendo per “non mettere la polvere sotto il tappeto”: i rischi legati all'inflazione duratura e all’instabilità dei mercati giustificano al momento la decisione di non allentare la politica monetaria.