Prezzo vicino a 4.000 dollari: la Fed, i Treasury e la crisi in Medio Oriente orientano l’oro e i mercati
Oro sotto pressione alla vigilia della Fed
L’oro spot XAU/USD oscilla intorno alla soglia dei 4.000 dollari l’oncia. Nella rilevazione Reuters delle 10:42 GMT di martedì 27 ottobre, il prezzo era a 4.000,52 dollari, in calo dello 0,4%; i futures COMEX con consegna a dicembre quotavano 4.014,40 dollari. La flessione segue il rimbalzo di lunedì, ma il quadro resta fragile dopo che venerdì il metallo ha toccato 3.975 dollari, il minimo da oltre tre mesi.
Il dollaro vicino ai massimi di due settimane e i rendimenti statunitensi elevati stanno limitando la domanda. La crisi in Medio Oriente sostiene la ricerca di beni rifugio, ma alimenta anche il prezzo dell’energia e le aspettative d’inflazione: il mercato teme così che i tassi restino alti più a lungo. Per ora, il sostegno di sicurezza offerto dall’oro non basta a compensare la pressione valutaria e obbligazionaria.
Analisi tecnica: supporti e resistenze
| Livello XAU/USD | Riferimento tecnico | Possibile lettura |
|---|---|---|
| 4.020–4.030 $ | Resistenza immediata | Il superamento della fascia ridurrebbe la pressione di breve periodo. |
| 4.100–4.105 $ | Resistenza successiva | Area da riconquistare per rafforzare il rimbalzo. |
| 4.140–4.147 $ | Resistenza più ampia | Un obiettivo possibile solo con conferme sopra i livelli intermedi. |
| 3.990–4.000 $ | Pivot psicologico | Zona di equilibrio attuale, esposta a oscillazioni in vista della Fed. |
| 3.975–3.985 $ | Supporto recente | La perdita del minimo di venerdì indebolirebbe ulteriormente il quadro. |
| 3.940–3.958 $ | Supporto successivo | Area da monitorare in caso di rottura del supporto precedente. |
| 3.900 $ | Riferimento ribassista esteso | Possibile estensione se la vendita accelera. |
Le aree sono indicative e dipendono dal fornitore dei prezzi. Le analisi tecniche di breve periodo individuano una fascia di scambio recente tra circa 3.975 e 4.030 dollari; il recupero stabile di 4.030 sarebbe il primo segnale di stabilizzazione, mentre una discesa sotto 3.975 esporrebbe il prezzo a nuovi test dei supporti inferiori.
Fed: attesa per la decisione e rischio di una svolta restrittiva
La Federal Reserve si riunisce il 27 e 28 ottobre. Dopo il rialzo di 25 punti base deciso a settembre, il tasso sui federal funds è nell’intervallo 3,75–4,00%. Gli operatori si aspettano in prevalenza una pausa questa settimana, ma il messaggio della banca centrale sarà decisivo: secondo i dati CME citati da Reuters, il mercato attribuisce una probabilità dell’82% a un rialzo dei tassi a dicembre. Reuters segnala inoltre che le attese incorporano ulteriori aumenti entro la prima metà del 2027. Si tratta di prezzi di mercato, non di una decisione già presa dalla Fed.
Un orientamento più duro, giustificato dalla persistenza dell’inflazione, potrebbe rafforzare il dollaro e i rendimenti, aumentando il costo opportunità di detenere un metallo che non paga cedole. Un tono più prudente potrebbe invece favorire il recupero dell’oro, soprattutto se accompagnato da un calo dei tassi reali.
Medio Oriente, petrolio e impatto sui mercati
Il rischio geopolitico resta legato alla guerra tra Stati Uniti e Iran e alle tensioni sulle rotte energetiche. Gli attacchi iraniani alle petroliere nell’area dello Stretto di Hormuz hanno spinto il Brent vicino a 117 dollari al barile la scorsa settimana; martedì le nuove azioni degli Houthi contro l’Arabia Saudita hanno mantenuto elevato il premio per il rischio di interruzioni delle forniture. I contatti diplomatici nella regione non hanno ancora dissipato l’incertezza.
Il petrolio caro ha effetti diversi sui mercati: può sostenere i titoli energetici, ma aumenta i costi per imprese e consumatori e complica il rientro dell’inflazione. In questo quadro, rendimenti e dollaro restano un freno per l’oro. La seduta azionaria statunitense del 27 ottobre è stata mista: in una rilevazione intraday, S&P 500 e Nasdaq erano in rialzo mentre il Dow era in calo; la flessione del petrolio ha dato un sostegno temporaneo al rischio, senza cancellare i timori sull’offerta energetica. Il Treasury decennale si è mosso vicino al 5%, mantenendo condizioni finanziarie restrittive per i mercati.
Giovedì 29 ottobre sono in calendario sia la stima preliminare del PIL statunitense del terzo trimestre sia il rapporto di settembre su redditi e consumi personali, che include il PCE, l’indicatore d’inflazione seguito dalla Fed. Le attese riportate dall’Associated Press indicano un PCE headline annuo al 3,7%, rispetto al 3,4% di agosto. Un dato superiore alle attese potrebbe rafforzare le aspettative di nuovi rialzi; una lettura più contenuta ridurrebbe una parte della pressione sui metalli preziosi.
COT Legacy: posizionamento ancora netto long
L’ultimo COT Legacy futures-only disponibile, riferito alle posizioni del 20 ottobre, mostra i non-commercial con 237.142 contratti long e 37.277 short, per un saldo netto long di 199.865 contratti. Il saldo è diminuito di 8.014 contratti rispetto alla settimana precedente, mentre l’open interest è aumentato a 402.279. Il posizionamento speculativo si sta quindi riducendo, ma resta nettamente orientato al rialzo. Il COT fotografa i futures COMEX con un ritardo settimanale e non descrive da solo l’intero mercato dell’oro.
Scenari per XAU/USD
Scenario centrale: oscillazioni ampie intorno a 4.000 dollari in attesa della Fed e dei dati PCE. Finché il prezzo resta sotto 4.030, il recupero rimane incompleto; la tenuta di 3.975 sarebbe importante per evitare un nuovo deterioramento tecnico.
Scenario rialzista: una Fed meno restrittiva, rendimenti in calo e petrolio meno caro potrebbero favorire il superamento di 4.030 e un’estensione verso 4.100–4.147 dollari.
Scenario ribassista: un messaggio Fed più duro, un PCE elevato o un nuovo shock sulle forniture energetiche potrebbero spingere XAU/USD sotto 3.975, aprendo spazio verso 3.958–3.940 e, in caso di accelerazione, 3.900 dollari.
Nel complesso, le previsioni sull’oro restano prudenti nel breve periodo: la soglia dei 4.000 dollari è sotto pressione e la combinazione di dollaro forte, rendimenti vicini al 5% e incertezza geopolitica può mantenere alta la volatilità. Una chiusura convincente sopra 4.030 migliorerebbe il quadro tecnico; una rottura di 3.975 rafforzerebbe invece il rischio di ulteriori ribassi.
Disclaimer: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria né una raccomandazione d’investimento. Prezzi, livelli e scenari possono cambiare rapidamente. Il trading su oro, futures, CFD e strumenti a leva comporta rischi elevati, inclusa la perdita totale del capitale investito.