Oro, il supporto alla prova dei rendimenti

Il ritracciamento mette alla prova i supporti, mentre dollaro, Treasury e Fed restano decisivi per l’oro

MateriePrime 02/10/2026 4FT News
Oro, il supporto alla prova dei rendimenti

Analisi aggiornata al 2 ottobre 2026, prima della pubblicazione dei dati sul lavoro statunitense.

Il grafico giornaliero mostra un tentativo di stabilizzazione dopo la fase discendente, ma il recupero non ha ancora trasformato il quadro tecnico in una chiara inversione rialzista. Dopo aver superato la trendline ribassista, l’oro ha raggiunto una resistenza e ha poi restituito parte dei guadagni. Ora sta verificando un’area in cui gli acquirenti erano già intervenuti.

Il supporto è un test, non ancora una conferma

La formazione di una base e il successivo rimbalzo sono elementi costruttivi. Il ritorno verso il supporto può indicare che la pressione in vendita si sta attenuando, una dinamica talvolta osservata nelle fasi di assorbimento dell’offerta. Tuttavia, il solo test della zona non conferma che il mercato abbia ripreso una direzione rialzista.

Perché la lettura migliori, il supporto dovrebbe reggere nelle chiusure giornaliere e il ritracciamento dovrebbe perdere intensità. Sarebbe poi necessario osservare una reazione rialzista più decisa e il superamento dei massimi del rimbalzo, insieme alla resistenza orizzontale segnata sul grafico. In assenza di questi segnali, la sequenza di massimi discendenti dopo il recente picco continua a richiedere cautela.

Un ritorno sotto il supporto, soprattutto se accompagnato da candele ribassiste più ampie e da un aumento dell’attività, indebolirebbe lo scenario di recupero e riaprirebbe il rischio di una nuova fase discendente.

Rendimenti e dollaro restano ostacoli

Al rilevamento delle 08:33 GMT, il prezzo spot dell’oro era a 4.181,59 dollari l’oncia, con una perdita settimanale superiore al 2%. Dollaro forte e rendimenti elevati stavano limitando il metallo in attesa dei dati sull’occupazione statunitense.

La Fed ha portato il tasso sui fondi federali al 3,75%-4% il 16 settembre. Nel frattempo, il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto un livello massimo dal 2002. Tassi e rendimenti elevati aumentano il costo opportunità di detenere oro, che non offre cedole.

Il rapporto statunitense sull’occupazione di settembre è atteso oggi alle 14:30, ora italiana. Il consenso Reuters indica 90.000 nuovi posti di lavoro e un tasso di disoccupazione al 4,1%; le attese di mercato attribuiscono circa il 28% di probabilità a un ulteriore rialzo dei tassi Fed nella riunione di ottobre. Un dato più debole potrebbe ridurre le attese di una politica monetaria restrittiva e favorire l’oro; una sorpresa positiva potrebbe sostenere dollaro e rendimenti, mettendo alla prova il supporto.

Rischi geopolitici e domanda di lungo periodo

Le tensioni in Medio Oriente possono alimentare gli acquisti di oro come bene rifugio. Ma l’effetto non è automatico: se il conflitto spinge al rialzo i prezzi dell’energia e le aspettative d’inflazione, i rendimenti possono restare elevati e frenare il metallo nel breve periodo.

Un sostegno strutturale arriva dagli acquisti delle banche centrali. Secondo il World Gold Council, nel secondo trimestre gli acquisti netti sono saliti a 289 tonnellate, contro una stima rivista di 57 tonnellate nel primo trimestre. La domanda ufficiale e la diversificazione delle riserve sostengono il quadro di fondo, senza escludere fasi di correzione.

In sintesi, il grafico segnala un’area di supporto importante, ma non offre ancora una conferma robusta di inversione. La tenuta dei prezzi e il superamento delle resistenze vicine rafforzerebbero lo scenario di recupero; una rottura del supporto ne ridurrebbe la credibilità.

Disclaimer: contenuto informativo, non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione d’investimento.