Oro e Treasury: rendimenti in salita, oro in rialzo

Fed più restrittiva, Treasury decennale oltre il 6% e COT long: perché l’oro può accelerare fino a dicembre

MateriePrime 20/09/2026 4FT News
Oro e Treasury: rendimenti in salita, oro in rialzo

La tesi corretta: nominale e reale non sono la stessa cosa

La lettura secondo cui rendimenti obbligazionari più elevati debbano necessariamente penalizzare l’oro è troppo semplificata. Le serie storiche mostrano che oro e Treasury decennale possono salire insieme quando il rialzo del rendimento nominale riflette soprattutto inflazione attesa, premio a termine, rischio fiscale e perdita di fiducia nella duration statunitense.

La relazione inversa è più stabile quando aumentano contemporaneamente il rendimento reale e il dollaro. Il rendimento nominale, invece, va scomposto in due componenti: rendimento reale e compensazione richiesta dal mercato per l’inflazione futura. Il breakeven decennale di FRED è proprio una misura delle aspettative medie d’inflazione implicite nei Treasury nominali e indicizzati.

Questa distinzione è decisiva per il 2026. Un Treasury al 6% può essere ribassista per l’oro se nasce da un’impennata del rendimento reale; può invece accompagnare un rally del metallo se il passaggio dal 5% al 6% è guidato da inflazione attesa, premio fiscale e domanda di protezione monetaria. Nel secondo caso, il Treasury e l’oro non sono più due alternative pure: sono due risposte diverse allo stesso shock di fiducia.

Origine dell’aumento del decennale Effetto prevalente sull’oro
Rendimento reale più alto e dollaro forte Pressione ribassista
Inflazione attesa, term premium e rischio fiscale Rafforzamento dell’oro insieme ai rendimenti

Il punto di partenza: rendimenti elevati, oro resiliente

Il 18 settembre il rendimento ufficiale del Treasury USA decennale era al 4,93%, dopo aver toccato il 5,00% il 15 settembre, secondo la curva del Dipartimento del Tesoro statunitense. Il rendimento reale decennale era al 2,68% e il breakeven d’inflazione a dieci anni al 2,33%, come mostrano le serie del Treasury sui real yield e di FRED.

Nello stesso giorno l’oro spot è salito dell’1,2% a 4.390,11 dollari l’oncia, registrando la prima settimana positiva dopo quattro settimane di calo. La reazione è avvenuta nonostante una Fed più restrittiva e un dollaro ancora forte: un segnale che il mercato sta attribuendo al metallo una funzione di copertura contro inflazione, geopolitica e rischio fiscale, non soltanto una sensibilità al costo opportunità. 

La tenuta sopra l’area 4.400-4.440, indicata come prima resistenza tecnica dal mercato, sarebbe il segnale di conferma per un nuovo impulso. Un superamento stabile di tale fascia renderebbe più probabili le successive aree 4.800, 5.200 e 5.600 dollari: livelli tecnici ricavati dalla struttura dei massimi e dei consolidamenti recenti, non obiettivi ufficiali di alcuna banca centrale.

COT Legacy: il mercato speculativo è già posizionato al rialzo

Il COT Legacy ufficiale della CFTC sul COMEX, riferito al 15 settembre 2026, mostra:

Categoria COMEX Long Short Saldo outright
Non-commercial 258.059 27.721 +230.338
Commercial 56.417 318.138 -261.721

Nel corso della settimana i commercial hanno aumentato i long di 2.014 contratti e ridotto gli short di 6.539. È un miglioramento netto di 8.553 contratti, mentre i non-commercial restano fortemente esposti al rialzo.

La definizione va precisata: i non-commercial rappresentano i grandi operatori speculativi classificati dalla CFTC, tra cui fondi e operatori leveraged; non coincidono con l’intero universo degli investitori istituzionali. Tuttavia, il dato è chiaramente compatibile con una fase di trend-following rialzista. Se il prezzo supera le resistenze, la combinazione tra nuove entrate, ricopertura degli short e acquisti sistematici può amplificare il movimento.

Il posizionamento è elevato e quindi non elimina la volatilità. Ma, nella traiettoria qui analizzata, l’affollamento non costituisce il catalizzatore di una liquidazione: diventa carburante per il breakout, finché il rendimento reale non accelera molto più del premio d’inflazione.

Fed: rialzi sui tassi brevi, pressione sui rendimenti lunghi

Il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato il federal funds target di 25 punti base, portandolo al 3,75%-4,00%. Nel comunicato ufficiale la Fed ha descritto l’attività economica come solida e l’inflazione come ancora elevata, indicando l’obiettivo di un ritorno più tempestivo al 2%. (Federal Reserve)

Le prossime riunioni FOMC sono fissate per il 27-28 ottobre e l’8-9 dicembre. (Calendario FOMC 2026) Dopo la decisione, il mercato ha prezzato circa il 55% di probabilità per un rialzo a ottobre; le rilevazioni immediatamente successive alla riunione indicavano inoltre una probabilità di circa l’81% per almeno un rialzo entro dicembre, secondo il CME FedWatch

La Fed determina direttamente il tratto breve della curva. Il superamento del 6% sul decennale richiederebbe invece un secondo processo: più offerta di debito, term premium più elevato, aspettative d’inflazione persistenti e minore disponibilità degli investitori internazionali ad assorbire duration americana ai livelli precedenti. In questo scenario i rialzi ufficiali della Fed non sono l’unica causa del rendimento lungo: sono il segnale di un’inflazione più resistente e possono convivere con un premio crescente richiesto dal mercato sul debito a lunga scadenza.

BCE e BoJ: un irrigidimento globale del quadro monetario

La BCE ha alzato di 25 punti base i tre tassi ufficiali il 10 settembre; dal 16 settembre il tasso sui depositi è al 2,50%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,65% e il marginal lending facility al 2,90%. (BCE) Le prossime riunioni monetarie sono il 28-29 ottobre e il 16-17 dicembre. (Calendario BCE)

Il mercato ha iniziato a prezzare ulteriore stretta, potenzialmente già a ottobre, anche se il vicepresidente BCE Boris Vujčić ha avvertito che le aspettative sono state spinte soprattutto dall’energia e che le decisioni resteranno dipendenti da un insieme più ampio di dati. 

La BoJ ha portato il tasso overnight all’1,25% il 18 settembre, con un voto 7-2, e ha dichiarato che continuerà ad aumentare il tasso di riferimento in funzione di inflazione, attività economica e condizioni finanziarie. (BoJ) Le prossime riunioni sono previste il 29-30 ottobre e il 17-18 dicembre, secondo il calendario ufficiale della BoJ. Le aspettative restano per una normalizzazione graduale: un sondaggio Reuters vede il tasso all’1,50% entro marzo 2027 e almeno all’1,75% nel secondo trimestre 2027. 

Il risultato è un contesto globale meno favorevole alla duration lunga. La liquidazione di Treasury, Bund e JGB può aumentare il premio richiesto su tutti i titoli sovrani, mentre l’oro beneficia della domanda di riserva e di protezione contro l’erosione del potere d’acquisto.

La previsione fino a dicembre 2026

La traiettoria analizzata è una sola: la Fed effettua almeno un rialzo a ottobre e un ulteriore rialzo entro dicembre; BCE e BoJ mantengono una linea restrittiva; il fabbisogno di finanziamento e il term premium fanno salire il rendimento nominale del decennale oltre il 6%, mentre le aspettative d’inflazione si espandono abbastanza da impedire al rendimento reale di diventare il principale driver del mercato.

Obiettivo a fine dicembre 2026 Stima centrale Area di oscillazione coerente con lo stesso scenario
Treasury USA 10 anni 6,20% 6,00%-6,40%
Rendimento reale USA 10 anni 2,85% 2,70%-3,05%
Breakeven d’inflazione 10 anni 3,35% 3,20%-3,55%
Oro spot 6.150 $/oz 5.800-6.400 $/oz

La stima implica un rialzo dell’oro di circa il 40% rispetto ai 4.390,11 dollari del 18 settembre. Il movimento non sarebbe lineare: prima il superamento di 4.440, poi la rottura di 4.800 e 5.200, quindi l’accelerazione verso 5.600-6.150 in presenza di nuovi massimi COT, indebolimento del dollaro e acquisti ufficiali.

Il punto chiave è che il Treasury oltre il 6% non rappresenta, in questa previsione, un’alternativa vincente all’oro. Rappresenta il rendimento richiesto per detenere debito lungo in un sistema caratterizzato da maggiore inflazione attesa, deficit elevati e minore fiducia nella stabilità del valore reale della moneta. Il bond paga una cedola nominale più alta; l’oro viene acquistato per proteggere il capitale da uno shock sul valore reale di quella cedola.

In sintesi

La lettura più coerente con COT, serie dei rendimenti e comportamento recente del prezzo è quindi quella di un rally congiunto, non di una relazione inversa automatica. Il COT segnala che i grandi speculatori sono già net long; la Fed ha riaperto il ciclo di rialzi; BCE e BoJ stanno irrigidendo il quadro; la curva lunga incorpora sempre più rischio fiscale e inflazionistico.

La previsione unica per dicembre 2026 è pertanto un Treasury decennale intorno al 6,20% e un oro spot intorno a 6.150 dollari l’oncia. La condizione da monitorare è la composizione del rialzo dei rendimenti: finché breakeven e term premium aumentano più rapidamente del rendimento reale, il superamento del 6% può diventare il catalizzatore di un’accelerazione dell’oro, non il suo freno.

Disclaimer: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio o raccomandazione di acquisto/vendita. Le proiezioni sono stime soggette a elevata incertezza e possono non verificarsi.