Nasdaq 100: analisi e previsioni per ottobre 2026

Outlook Nasdaq 100 per la settimana del 12 ottobre 2026: CPI USA, Fed, Treasury, VWAP e COT tra supporti e resistenze

Indici 12/10/2026 4FT News
Nasdaq 100: analisi e previsioni per ottobre 2026

Aggiornamento al 12 ottobre 2026. Prezzi di riferimento: chiusura del 9 ottobre.

Il Nasdaq-100 si avvicina alla settimana del 12 ottobre con un’impostazione ancora costruttiva, ma esposto a due forze opposte: le prospettive di crescita legate all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori, da un lato, e rendimenti obbligazionari elevati e inflazione persistente, dall’altro.

Venerdì 9 ottobre l’indice ha chiuso a 30.883,15 punti, in rialzo dello 0,51% sulla seduta. Resta però sotto il massimo intraday di 31.361,37 segnato il 6 ottobre, dopo una settimana volatile. Il quadro è dunque positivo, ma non equivale ancora a una rottura confermata dei massimi recenti.

Analisi tecnica: supporti e resistenze

I livelli della bozza iniziale descrivono solo in parte il grafico aggiornato. Il range 30.250–30.880 non rappresenta più il riferimento principale: 30.880 è vicino alla chiusura di venerdì, mentre l’area dei massimi recenti si estende sopra 31.100 punti.

Area tecnica Riferimento operativo
30.947–31.000 Massimo di venerdì e soglia psicologica; prima resistenza
31.117–31.170 Area dei massimi del 5 e 7 ottobre
31.361 Massimo intraday del 6 ottobre; una chiusura sopra quest’area rafforzerebbe lo scenario rialzista
30.770–30.725 Minimo di venerdì e chiusura del giorno precedente; primo supporto
30.556–30.500 Minimo dell’8 ottobre e area di riferimento di inizio mese
30.339–30.204 Minimi di fine settembre; supporto successivo
30.000 Soglia psicologica
29.700–29.800 Area della media mobile semplice a 50 sedute, intorno a 29.775

I livelli derivano dalle quotazioni giornaliere recenti; le medie mobili possono variare leggermente a seconda del fornitore dei dati e del metodo di calcolo.

Scenario rialzista. Una chiusura sopra 31.170 sarebbe un primo segnale di forza; il superamento di 31.361 con volumi in aumento fornirebbe una conferma più significativa. In quel caso, 32.000 punti potrebbe diventare un riferimento psicologico successivo, senza essere un obiettivo garantito.

Scenario di consolidamento. Finché l’indice resta tra 30.500 e 31.170, è ragionevole considerare prevalente una fase laterale e volatile. I dati macroeconomici della settimana potrebbero spingere il prezzo fuori da questo intervallo.

Scenario correttivo. Una perdita di 30.500 in chiusura esporrebbe la fascia 30.339–30.204, poi la soglia di 30.000. Sotto quest’ultima, la SMA50 in area 29.775 sarebbe un riferimento tecnico da monitorare.

VWAP: quale strumento osservare

Il VWAP non è calcolabile direttamente sull’indice NDX come su uno strumento negoziato con volume. Per seguirlo in modo operativo è preferibile osservare il future E-mini Nasdaq-100 (NQ) o un ETF liquido come QQQ, tenendo conto della differenza di prezzo tra future e indice.

Per la settimana, i riferimenti più utili sono il VWAP della sessione e quello ancorato dall’apertura di lunedì 12 ottobre. Dopo la pubblicazione del CPI, sarà utile osservare anche il VWAP ancorato alla reazione iniziale del mercato. Un prezzo che recupera e mantiene il VWAP dopo un test può indicare compratori attivi; una reiezione sotto il VWAP, accompagnata dalla perdita dei supporti, rafforzerebbe invece il rischio di correzione.

Non indico un valore numerico del VWAP: per calcolarlo servono i volumi intraday del future o dell’ETF, non le sole quotazioni giornaliere dell’indice.

CPI, Treasury e fondamentali

Il dato più atteso è il CPI statunitense di settembre, in calendario mercoledì 14 ottobre alle 8:30 ET. Le stime riportate prima della pubblicazione indicano un’inflazione headline intorno al 3,7% annuo e una core al 2,5%: si tratta di aspettative di mercato, non di dati già pubblicati. Una sorpresa al rialzo potrebbe rafforzare le attese di tassi più alti e pesare sui titoli growth; un dato più moderato potrebbe invece ridurre la pressione sulle valutazioni tecnologiche.

Il rendimento del Treasury USA decennale era al 5,24% il 9 ottobre, secondo il dato giornaliero più recente disponibile prima della festività obbligazionaria di lunedì. Per il Nasdaq, rendimenti così elevati rappresentano un fattore di rischio: aumentano il tasso usato per valutare i flussi di cassa futuri e possono rendere più oneroso finanziare investimenti in infrastrutture AI, come data center e reti.

Va distinta la data del CPI dai prezzi correnti del petrolio: il dato in uscita misura settembre, quindi le quotazioni di venerdì 9 ottobre incidono soprattutto sulle aspettative d’inflazione e sui mesi successivi, non direttamente sull’intero indice di settembre.

Sul fronte societario, la stagione delle trimestrali Q3 entra nel vivo con i grandi gruppi bancari. JPMorgan, Citigroup, Goldman Sachs e Wells Fargo sono attese martedì; Bank of America e Morgan Stanley mercoledì 14 ottobre. Nei calendari di mercato compare anche ASML nella stessa settimana, un osservato speciale per la filiera dei semiconduttori. I conti bancari daranno indicazioni su credito, trading e attività economica; per la domanda AI, ordini e guidance dei gruppi tecnologici e dei produttori di chip resteranno i segnali più diretti.

Lunedì 12 ottobre le borse azionarie statunitensi sono aperte, mentre SIFMA raccomanda la chiusura dei mercati obbligazionari per il Columbus Day. Per inferenza, l’assenza del normale riferimento dei Treasury può rendere meno lineare la lettura dei tassi e contribuire a condizioni di scambio più sottili.

Fed, BCE e Bank of Japan: attese sui tassi

La Federal Reserve ha portato il federal funds rate al 3,75–4,00% il 16 settembre. Nei verbali della riunione, la maggioranza dei partecipanti riteneva probabile un ulteriore rialzo entro fine anno. Le aspettative di mercato sono però più caute sul breve: il 10 ottobre i futures indicavano circa il 18% di probabilità di un rialzo alla riunione del 27–28 ottobre, mentre per dicembre il mercato prezzava soprattutto un tasso nell’intervallo 4,00–4,25%. Si tratta di prezzi di mercato, che possono cambiare rapidamente con CPI e altri dati.

La Banca centrale europea ha portato il tasso sui depositi al 2,50%, con effetto dal 16 settembre. La prossima riunione è il 28–29 ottobre. Un sondaggio Reuters indicava una larga attesa di pausa a ottobre, mentre un nuovo rialzo a dicembre resta uno scenario seguito dagli economisti in presenza di inflazione energetica elevata.

La Bank of Japan ha alzato il tasso ufficiale all’1,25% a settembre, massimo da 31 anni. La riunione successiva è fissata per il 29–30 ottobre: le attese prevalenti indicano una pausa in quella sede, con possibilità di un altro rialzo entro dicembre. Per i mercati globali, la normalizzazione giapponese può incidere sulle valute, sui flussi internazionali e sulle strategie di carry trade.

COT Legacy: posizionamento e rischio di affollamento

L’ultimo Commitments of Traders Legacy disponibile al 12 ottobre fotografa le posizioni di martedì 6 ottobre ed è stato pubblicato venerdì 9. Sul future CME Nasdaq Mini, i non-commercial risultavano long per 86.745 contratti e short per 28.622, con una posizione netta long di 58.123 contratti, in aumento di 6.876 nella settimana. L’open interest era salito di 13.032 contratti a 283.586: un elemento coerente con un rafforzamento della partecipazione al movimento, pur senza costituire una previsione autonoma dei prezzi.

La lettura su un orizzonte più ampio mostra una svolta marcata: la posizione netta non-commercial era scesa a −39.302 contratti l’11 agosto, per poi salire a +58.123 il 6 ottobre. Il confronto con il 7 ottobre 2025 offre un ulteriore riferimento: allora il saldo era circa +43.341 contratti. Il dato attuale è quindi più alto di circa il 34% su base annua, ma con meno contratti long lordi e molti meno short: una parte importante del miglioramento deriva dalla chiusura delle posizioni ribassiste. Questo sostiene il sentiment rialzista, ma rende il mercato vulnerabile a prese di beneficio se il CPI o i rendimenti deludessero.

Petrolio e scenario per la settimana

Alla chiusura di venerdì 9 ottobre, WTI era a 91,85 dollari e Brent a 104,72: il Brent superava quindi 104 dollari, mentre il WTI era appena sotto 92. Le quotazioni restano sensibili agli sviluppi geopolitici e alle prospettive di offerta; le notizie di una possibile de-escalation hanno contribuito a limitare i prezzi, senza eliminare il premio di rischio.

Nel complesso, lo scenario più equilibrato per il Nasdaq-100 è un consolidamento volatile tra 30.500 e 31.170 punti, con una lieve inclinazione rialzista finché i supporti reggono. CPI, Treasury e guidance aziendali possono modificare rapidamente questo quadro. Sopra 31.361 si rafforzerebbe il segnale di continuazione; sotto 30.500 aumenterebbe il rischio di un ritorno verso 30.200 e 30.000 punti.

Disclaimer: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione operativa. Gli scenari e i livelli tecnici sono soggetti a variazioni e non garantiscono risultati futuri.