Banche centrali, inflazione e crescita USA concentrano il rischio. Nasdaq, Treasury, dollaro e oro gli asset più esposti
Fed, PCE e PIL: settimana ad alta tensione
Banche centrali, inflazione e crescita USA concentrano il rischio. Nasdaq, Treasury, dollaro e oro gli asset più esposti.
La settimana tra il 27 luglio e il 2 agosto presenta una concentrazione particolarmente elevata di appuntamenti macroeconomici. Il punto centrale sarà la combinazione tra decisioni delle banche centrali, crescita statunitense e nuove indicazioni sull’inflazione.
Il mercato non dovrà quindi valutare un singolo dato, ma ricostruire un quadro complessivo: quanto è solida l’economia americana, quanto velocemente stanno rallentando i prezzi e quale margine di manovra resta alla Federal Reserve.
In questo contesto, anche risultati apparentemente vicini alle attese potrebbero generare volatilità se modificassero le aspettative sui tassi d’interesse.
Federal Reserve: il comunicato conta più della decisione
Mercoledì l’attenzione sarà concentrata sulla Federal Reserve. Il consenso e il forecast indicano entrambi un mantenimento del tasso di riferimento al 3,75%. La decisione, se confermata, sarebbe dunque ampiamente prevista; la vera variabile di mercato sarà la comunicazione successiva.
Gli operatori cercheranno indicazioni sulla persistenza dell’inflazione, sulla tenuta dell’attività economica e sulle condizioni necessarie per un futuro allentamento monetario. Anche la valutazione del mercato del lavoro sarà determinante.
Un tono più restrittivo del previsto potrebbe determinare un aumento dei rendimenti dei Treasury e un rafforzamento del dollaro. Lo scenario sarebbe particolarmente delicato per il Nasdaq 100 e, più in generale, per i titoli growth, le cui valutazioni sono maggiormente sensibili al costo del capitale.
Un messaggio più accomodante, al contrario, potrebbe favorire tecnologia, obbligazioni e oro, soprattutto se accompagnato dalla percezione che la Fed sia pronta a intervenire in presenza di un rallentamento economico. Il rischio, però, è che un’eccessiva preoccupazione per la crescita venga interpretata come segnale di debolezza e non come semplice apertura ai tagli.
PIL e PCE USA: il test decisivo arriva giovedì
La seduta di giovedì potrebbe rappresentare il passaggio più complesso dell’intera settimana. Il PIL statunitense del secondo trimestre è atteso dal consenso in crescita annualizzata del 2,1%, invariato rispetto al dato precedente, mentre il forecast di Trading Economics indica il 2,2%.
Una crescita superiore alle attese confermerebbe la resilienza dell’economia, ma potrebbe anche ridimensionare le aspettative di allentamento monetario. In questo caso, la prima reazione potrebbe favorire dollaro e rendimenti, penalizzando Nasdaq 100, S&P 500 e oro.
Un PIL nettamente più debole produrrebbe invece una lettura più ambigua: rendimenti e dollaro potrebbero scendere, sostenendo inizialmente l’oro, ma gli indici azionari potrebbero risentire dei timori sugli utili futuri. Il Russell 2000 sarebbe particolarmente vulnerabile, data la maggiore esposizione delle società di minore capitalizzazione al ciclo domestico e al costo del credito.
Nello stesso momento saranno pubblicati gli indicatori PCE, la misura dei prezzi maggiormente osservata dalla Federal Reserve. Per il PCE generale mensile il consenso e il forecast indicano una variazione del -0,1%, dopo il precedente +0,4%. Su base annua è atteso un rallentamento dal 4,1% al 3,7%.
Il Core PCE mensile è previsto dal consenso allo 0,2%, mentre il forecast è più favorevole e indica lo 0,1%, contro lo 0,3% precedente. Su base annua il consenso si colloca al 3,3% e il forecast al 3,2%, dopo il 3,4%.
La distanza limitata tra consenso e forecast non riduce l’importanza del dato: con l’inflazione ancora superiore all’obiettivo, anche uno scostamento di uno o due decimi potrebbe modificare sensibilmente le aspettative sui tassi.
Il rischio maggiore per l’azionario sarebbe rappresentato da una combinazione di PIL debole e Core PCE superiore alle attese. Uno scenario di questo tipo alimenterebbe i timori di stagflazione, mettendo sotto pressione sia i comparti ciclici sia quelli growth.
Mercato del lavoro e costo dei salari
Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione sono attese a 200.000, in aumento rispetto alle precedenti 187.000. Le richieste continuative dovrebbero invece collocarsi intorno a 1,8 milioni.
Venerdì sarà inoltre pubblicato l’Employment Cost Index del secondo trimestre, previsto in crescita dello 0,8%, dopo lo 0,9%. Una moderazione del costo del lavoro rafforzerebbe l’ipotesi di un progressivo rallentamento delle pressioni inflazionistiche.
Un risultato superiore alle attese avrebbe invece una lettura più restrittiva: salari ancora sostenuti potrebbero mantenere elevata l’inflazione dei servizi, spingendo al rialzo rendimenti e dollaro. Nasdaq 100 e oro sarebbero, almeno nella prima reazione, tra gli asset più vulnerabili.
Oro: settimana dominata da tassi reali e dollaro
Il gold sarà esposto soprattutto alla direzione dei rendimenti reali statunitensi e del dollaro. Una Fed restrittiva, accompagnata da PIL resiliente e Core PCE superiore alle attese, costituirebbe lo scenario più sfavorevole: il mercato potrebbe rinviare le aspettative di riduzione dei tassi, aumentando il costo opportunità di detenere oro.
Lo scenario più favorevole sarebbe invece composto da inflazione in rallentamento, crescita moderata e apertura della Fed a un futuro allentamento. La discesa dei rendimenti e l’indebolimento del dollaro potrebbero sostenere il metallo prezioso.
Occorre tuttavia considerare una terza possibilità: dati molto deboli potrebbero aumentare la domanda di oro come bene rifugio, anche in presenza di iniziali movimenti disordinati dovuti alla riduzione della leva finanziaria.
Europa: PIL e inflazione possono muovere euro e bond
Giovedì saranno pubblicate le prime stime sul PIL dell’Eurozona. Dopo la precedente contrazione trimestrale dello 0,2%, il consenso prevede una crescita dello 0,2%, mentre il forecast si ferma allo 0,1%. Su base annua, le stime si collocano rispettivamente allo 0,5% e allo 0,4%.
Per l’Italia è attesa una crescita trimestrale dello 0,1%, in rallentamento rispetto allo 0,3% precedente. Per la Francia il consenso indica un’espansione dello 0,2%, mentre il forecast è leggermente più ottimista, allo 0,3%.
Venerdì arriverà poi l’inflazione dell’Eurozona: il dato generale è atteso al 2,9% dal consenso e al 3% dal forecast, dopo il 2,8%. L’inflazione core dovrebbe rimanere al 2,4% secondo il consenso, mentre il forecast indica un possibile aumento al 2,5%.
Un’inflazione superiore alle attese, soprattutto se accompagnata da crescita debole, potrebbe mettere sotto pressione i titoli di Stato dell’area euro e aumentare la volatilità su EUR/USD, Euro Stoxx 50 e comparti sensibili ai tassi.
BoE, BoJ, Cina e petrolio completano il quadro
La Bank of England dovrebbe mantenere il tasso al 3,75%. Il consenso prevede sette voti per lasciare invariata la politica monetaria e due per un rialzo. Un cambiamento nella distribuzione dei voti o nelle proiezioni d’inflazione potrebbe produrre movimenti rilevanti sulla sterlina e sui Gilt.
Anche la Bank of Japan dovrebbe lasciare il proprio tasso all’1%. In questo caso saranno decisive le nuove proiezioni economiche e le indicazioni del governatore. Un orientamento più restrittivo potrebbe rafforzare lo yen e favorire la chiusura di operazioni di carry trade, con possibili ripercussioni anche sugli indici azionari globali.
Dalla Cina, il PMI manifatturiero ufficiale è atteso a 50 punti dal consenso e a 50,2 dal forecast, dopo 50,3. Una discesa sotto la soglia di 50 segnalerebbe una nuova contrazione del settore e potrebbe penalizzare materie prime industriali, società minerarie, titoli del lusso ed economie particolarmente esposte alla domanda cinese.
Infine, la riunione OPEC e non-OPEC prevista per domenica rappresenterà un rischio per il petrolio e per l’apertura della settimana successiva. Indicazioni inattese sulla produzione potrebbero incidere anche sulle aspettative d’inflazione e sui titoli energetici.
Gli asset più vulnerabili
Il Nasdaq 100 presenta la maggiore sensibilità a Fed, Core PCE e rendimenti dei Treasury. Dati più inflazionistici del previsto rappresenterebbero il rischio principale.
L’S&P 500 sarà esposto sia alla variazione dei tassi sia alle indicazioni sulla crescita. Il Dow Jones potrebbe mostrare una maggiore sensibilità al ciclo economico, mentre il Russell 2000 resta vulnerabile a un eventuale rallentamento accompagnato da condizioni finanziarie restrittive.
Il gold dipenderà soprattutto dalla reazione congiunta di dollaro e rendimenti reali. Il Treasury decennale sarà probabilmente il primo mercato a incorporare qualsiasi variazione delle aspettative sulla politica monetaria.
Sul mercato valutario, EUR/USD, GBP/USD e USD/JPY potrebbero registrare movimenti significativi per effetto della concentrazione delle riunioni di Fed, BoE e BoJ. Il petrolio sarà invece influenzato dalle scorte statunitensi, dai PMI cinesi e dalle indicazioni dell’OPEC.
Una settimana in cui conteranno le combinazioni
Il rischio principale non deriva dal singolo appuntamento, ma dall’interazione tra crescita, inflazione e politica monetaria. La combinazione più favorevole per i mercati azionari sarebbe una moderazione ordinata dell’inflazione accompagnata da un’attività economica ancora solida.
Una crescita forte con inflazione persistente potrebbe invece spingere nuovamente al rialzo i rendimenti, penalizzando tecnologia e oro. Lo scenario più problematico resterebbe un rallentamento marcato dell’economia senza un sufficiente raffreddamento dei prezzi: una configurazione capace di perturbare contemporaneamente azioni, obbligazioni e valute.
Disclaimer: contenuto informativo, non costituisce consulenza finanziaria né un invito all’investimento. Consenso e forecast possono essere aggiornati prima della pubblicazione dei dati.