Oggi alle 14:30 PPI, vendite e richieste di sussidio: i dati che possono ridefinire tassi, Treasury e tecnologia
Aggiornamento: 15 ottobre 2026, ore 14:00 italiane. I dati delle 14:30 sono attesi e non sono ancora noti. Quotazioni e livelli tecnici sono istantanee di mercato e possono variare tra fonti e piattaforme.
Prima precisazione: oggi non esce il CPI
Il CPI statunitense di settembre è stato pubblicato ieri, 14 ottobre. Alle 14:30 ora italiana (08:30 ET) sono attesi invece il Producer Price Index (PPI), le vendite al dettaglio di settembre, le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione e gli indici manifatturieri Empire State e Philadelphia Fed. Il rapporto mensile sull’occupazione di settembre è già uscito il 2 ottobre: ha rilevato 29.000 nuovi posti di lavoro e una disoccupazione al 4,2%. Il prossimo CPI, relativo a ottobre, è in calendario per il 10 novembre.
CPI: l’energia spiega molto, ma non tutto
A settembre l’indice generale dei prezzi al consumo è salito dello 0,6% mensile, dopo il +0,4% di agosto, e del 3,7% annuo, dal 3,4%. Il dato annuo ha superato il 3,6% atteso dai sondaggi Reuters. Anche il CPI core, al netto di alimentari ed energia, ha accelerato: +0,3% sul mese e +2,6% sull’anno, contro il 2,5% annuo atteso. La benzina è rincarata del 9,1% e ha contribuito a oltre metà dell’aumento mensile dell’indice generale; l’energia nel complesso è salita del 5,2%. Ma sono aumentati anche abitazione e affitti (+0,4%), auto usate, servizi medici, tariffe aeree e abbigliamento. La lettura combina quindi uno shock energetico con segnali di pressione più estesa.
Questo dato complica la scelta della Federal Reserve. A settembre la Fed aveva alzato il tasso obiettivo di un quarto di punto, portandolo al 3,75%-4,00%; la prossima riunione è il 27-28 ottobre. Le scommesse su un altro rialzo sono aumentate subito dopo il CPI, poi si sono ridimensionate: nella rilevazione Reuters di giovedì mattina il mercato assegnava circa il 29% di probabilità a un rialzo in ottobre, contro il 22% prima del dato. La pausa resta lo scenario più probabile, ma il rischio di una nuova stretta è tornato sul tavolo. Il debole rapporto occupazionale di settembre e i commenti di alcuni esponenti Fed favorevoli ad attendere altri dati frenano una conclusione affrettata.
Le attese per le 14:30
Le mediane del sondaggio economico del Wall Street Journal riportate da MarketScreener delineano prezzi alla produzione ancora sostenuti, consumi in rallentamento rispetto ad agosto e richieste di sussidio quasi stabili.
| Indicatore | Attesa | Dato precedente | Cosa osserverà il mercato |
|---|---|---|---|
| PPI generale, settembre | +0,6% m/m; +5,5% a/a | +0,4% m/m; +5,4% a/a | Quanto pesa l’energia e se i rincari si estendono ai prezzi di produzione |
| PPI core, esclusi alimentari ed energia | +0,3% m/m | +0,2% m/m | Persistenza delle pressioni nei prezzi sottostanti |
| Vendite al dettaglio, settembre | +0,4% m/m | +1,2% m/m | Tenuta della domanda dopo l’accelerazione di agosto |
| Vendite al dettaglio, escluse auto | +0,5% m/m | +1,4% m/m | Se i consumi di base restano resilienti |
| Nuove richieste di sussidio, settimana al 10 ottobre | 200.000 | 197.000 | Se il mercato del lavoro continua a raffreddarsi gradualmente |
| Empire State / Philadelphia Fed, ottobre | 10,3 / 32,0 | 7,6 / 37,8 | Segnali aggiuntivi sull’attività manifatturiera |
Il PPI non è il dato che la Fed segue come obiettivo d’inflazione, ma aiuta a valutare l’andamento dei costi e i possibili passaggi ai prezzi finali. Un singolo dato settimanale sulle richieste di sussidio va letto con cautela: il segnale occupazionale diventa più convincente se è coerente con le richieste continuative e con i rapporti mensili.
Oro e Treasury: il rimbalzo non cancella il rischio
Dopo il CPI, l’oro è sceso sotto quota 4.100 dollari l’oncia, toccando i minimi da una settimana. Nella successiva sessione asiatica e in quella europea ha recuperato: alle 11:24 GMT Reuters rilevava lo spot a 4.156,58 dollari, in rialzo dell’1,3%, mentre il dollaro arretrava dello 0,5% e il rendimento del Treasury decennale era sceso ai minimi di tre settimane. Nel pre-market statunitense il decennale è stato indicato intorno al 5,09%, dopo aver superato il 5,3% nella reazione iniziale al CPI. Il recupero segnala acquisti di Treasury come bene rifugio e un rientro dei rendimenti; per l’oro contano in particolare il dollaro e i rendimenti reali, non il solo dato d’inflazione.
Sul grafico dell’oro, 4.100 è tornato a essere il primo livello da difendere; sotto, i minimi recenti tra 4.066 e 4.070 e la soglia psicologica dei 4.000 dollari sarebbero i riferimenti successivi. Il recupero incontra resistenze ravvicinate intorno a 4.170-4.185, poi nella fascia 4.200-4.235. Finché quest’ultima zona non viene riconquistata in chiusura, il movimento appare come un rimbalzo di sollievo, non una conferma di inversione.
Nasdaq e KOSPI: tassi e valutazioni sotto pressione
Il CPI ha riacceso il timore che i tassi restino elevati più a lungo, mentre gli investitori si interrogano sul costo e sui ritorni della corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Il Nasdaq Composite ha perso l’1,88% mercoledì, la peggiore seduta da luglio; il Nasdaq-100 ha chiuso intorno a 29.951 punti, in calo di circa il 2%. Il Philadelphia Semiconductor Index ha ceduto il 4,3%. In Asia, il KOSPI ha chiuso a 5.554,22, in calo del 7,57%, dopo una flessione intraday superiore al 9% che ha attivato un’interruzione temporanea degli scambi. Samsung Electronics ha perso circa il 9,5% e SK Hynix l’11,1%.
Sul Nasdaq-100 la chiusura è rimasta appena sopra la media mobile a 50 sedute, in area 29.860, dopo averla testata durante la seduta. Quella fascia e 29.700-29.500 sono i primi supporti; più sotto, il minimo di settembre vicino a 29.300 è un riferimento di medio periodo. Per ridurre la pressione immediata, l’indice dovrebbe recuperare l’area 30.300-30.500. Il quadro di lungo termine non è ancora compromesso finché il prezzo resta sopra la media a 200 sedute, intorno a 27.700, ma la perdita della media a 50 sedute in chiusura peggiorerebbe il profilo tecnico. Sono zone di osservazione, non segnali automatici.
La geopolitica aggiunge uno shock di offerta
Il rischio sui prezzi non nasce solo dalla domanda interna statunitense. Il Brent ha chiuso mercoledì vicino a 106 dollari al barile, mentre gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz e quelli degli Houthi contro obiettivi sauditi hanno alimentato il premio per il rischio energetico. Giovedì mattina le quotazioni sono arretrate verso 104 dollari, ma l’incertezza sui flussi attraverso Hormuz resta elevata. La vulnerabilità della rotta e i costi di trasporto e assicurazione mantengono aperto il rischio di un’inflazione energetica persistente, che riduce il potere d’acquisto e rende più difficile per la Fed allentare la politica monetaria.
Per la tecnologia pesa anche la rivalità tra Stati Uniti e Cina nella filiera dei semiconduttori. Reuters ha riferito che i progressi attribuiti al produttore cinese CXMT hanno alimentato i timori di maggiore concorrenza nei chip di memoria, contribuendo alle vendite nel comparto prima ancora della pubblicazione del CPI. Per Nasdaq e KOSPI, dunque, il tema è doppio: costo del capitale più alto e dubbi sulla redditività futura degli investimenti in capacità AI, in un settore strategico esposto a restrizioni commerciali e tensioni geopolitiche.
Tre scenari dopo i dati
| Esito dei dati | Possibile lettura macro | Reazione potenziale |
|---|---|---|
| PPI core sopra attese, vendite solide e richieste di sussidio contenute | Inflazione persistente con domanda ancora robusta; aumentano i rischi di una Fed più restrittiva | Rendimenti e dollaro possono risalire; oro esposto a nuova pressione e Nasdaq vulnerabile, soprattutto nei titoli AI più indebitati |
| PPI core in linea o più debole, consumi in moderazione e lavoro in lieve raffreddamento | Più spazio per una pausa Fed, senza prova immediata di una recessione | Rendimenti in calo e sollievo per oro e tecnologia; il Nasdaq avrebbe bisogno di recuperare le resistenze tecniche per stabilizzare il quadro |
| PPI generale alto ma core contenuto, con consumi deboli e richieste in aumento | Shock energetico che convive con segnali di perdita di slancio economico | Quadro potenzialmente stagflazionistico: sostegno all’oro come bene rifugio, ma volatilità e difficoltà per gli utili tech |
Il punto da seguire
Il dato più importante non sarà un singolo valore isolato, ma la combinazione fra PPI core, vendite al dettaglio e richieste di sussidio, insieme alla direzione dei rendimenti reali e del dollaro. Un PPI headline elevato può riflettere l’energia e non necessariamente una nuova accelerazione generalizzata; al contrario, pressioni core diffuse renderebbero più difficile per la Fed ignorare il CPI di settembre. Con la riunione FOMC del 27-28 ottobre vicina, sorprese e revisioni possono spostare rapidamente le aspettative.
Per l’oro, il test è la tenuta di 4.100 e la capacità di superare le resistenze; per il Nasdaq-100, la difesa della media a 50 sedute e il recupero sopra 30.300-30.500. La reazione dei Treasury resta il collegamento centrale: se i rendimenti scendono per acquisti difensivi, l’oro può reggere anche con inflazione alta; se risalgono per una revisione al rialzo del percorso Fed, entrambi gli asset sensibili ai tassi rischiano nuove oscillazioni.
Disclaimer: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio o raccomandazione d’investimento. Le analisi e gli scenari sono soggetti a incertezza; ogni decisione deve considerare il proprio profilo di rischio e gli obiettivi individuali.