Yen tra BoJ, Fed e shock obbligazionario

Tassi, interventi valutari e rendimenti USA-Giappone ridisegnano lo scenario della JPY e del carry trade

Forex 24/08/2026 4FT News
Yen tra BoJ, Fed e shock obbligazionario

Lo yen entra nell’ultima settimana di agosto in una posizione più solida rispetto ai minimi precedenti, ma non ha ancora trasformato il recupero in una tendenza strutturale di apprezzamento.

Il 24 agosto 2026, alle 17:00 di Tokyo, USD/JPY era quotato a 159,15-159,17, mentre EUR/JPY si attestava a 185,67-185,71. La valuta giapponese ha dunque conservato una parte del rialzo prodotto dall’intervento coordinato di fine luglio, ma il ritorno di USD/JPY vicino a 160 dimostra che il differenziale dei rendimenti continua a favorire il dollaro. 

La direzione futura della JPY dipenderà principalmente da quattro variabili: ritmo dei rialzi della Bank of Japan, politica restrittiva della Federal Reserve, andamento dei Treasury e dei JGB, disponibilità di Stati Uniti e Giappone a contrastare nuovi movimenti disordinati del cambio.

BoJ ferma all’1%, ma il ciclo restrittivo continua

Il 31 luglio la Bank of Japan ha mantenuto il tasso overnight all’1%, con una maggioranza di otto voti contro uno. Il membro Hajime Takata ha proposto un rialzo immediato all’1,25%, sostenendo che i rischi inflazionistici derivanti dalla domanda globale e dalle condizioni finanziarie internazionali richiedessero una risposta più rapida. 

La decisione di non intervenire nuovamente sui tassi non equivale però a una pausa definitiva. Nel successivo Summary of Opinions, diversi membri hanno indicato che:

  • l’inflazione di fondo si sta avvicinando al 2%;

  • le condizioni finanziarie giapponesi rimangono accomodanti;

  • i tassi reali a breve sono ancora negativi;

  • la BoJ dovrebbe continuare ad aumentare il costo del denaro;

  • il ritmo dei rialzi potrebbe risultare superiore alle aspettative del mercato.

La banca centrale vuole comunque valutare gli effetti della precedente stretta, considerando che la trasmissione di un rialzo all’economia e all’inflazione può richiedere tra dodici e diciotto mesi. Il messaggio è quindi restrittivo ma graduale: la normalizzazione continuerà, salvo un deterioramento marcato della crescita. 

Per lo yen questa impostazione è favorevole, perché riduce progressivamente il divario rispetto alle altre economie. Tuttavia, finché il tasso giapponese resterà nettamente inferiore a quello statunitense, la JPY continuerà a essere utilizzata come valuta di finanziamento nelle strategie di carry trade.

Fed: tassi invariati, ma tre voti per un rialzo

La Federal Reserve ha lasciato il federal funds rate nel corridoio 3,50%-3,75%. La scelta è stata approvata con nove voti favorevoli e tre contrari: Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan avrebbero preferito aumentare immediatamente i tassi di 25 punti base.

I verbali pubblicati il 19 agosto mostrano una Fed preoccupata per un’inflazione ancora superiore all’obiettivo, anche a causa degli shock energetici. Allo stesso tempo, l’attività economica statunitense viene descritta come in espansione a un ritmo solido, con investimenti e produttività robusti e un mercato del lavoro sostanzialmente stabile. 

La combinazione tra inflazione persistente, crescita ancora positiva e tre dissensi favorevoli a un rialzo riduce la probabilità di un rapido allentamento monetario. Prima della riunione, il mercato scontava già un aumento entro settembre e un secondo intervento entro il primo trimestre del 2027.

Questo rappresenta il principale ostacolo per la JPY: se la Fed dovesse alzare ancora i tassi mentre la BoJ procede con maggiore cautela, il differenziale tornerebbe ad ampliare l’incentivo a comprare dollari contro yen.

Treasury USA: rendimenti ancora molto elevati

Il 21 agosto il rendimento ufficiale del Treasury statunitense a due anni era pari al 4,24%, quello a cinque anni al 4,43% e il decennale al 4,74%. Sulla parte lunga, il ventennale rendeva il 5,25% e il trentennale il 5,27%.

Rispetto al 31 luglio, il rendimento decennale era sostanzialmente invariato, dal 4,75% al 4,74%, mentre il trentennale era fermo al 5,27%. La curva continua quindi a incorporare non soltanto tassi ufficiali elevati, ma anche un premio rilevante per inflazione, duration e offerta di debito. 

Questi livelli hanno tre conseguenze per lo yen.

In primo luogo, mantengono molto redditizio il carry trade USD/JPY. In secondo luogo, rendono i titoli statunitensi ancora interessanti per gli investitori giapponesi, soprattutto quando il rischio valutario non è completamente coperto. Infine, rendimenti USA così alti sostengono il dollaro anche in presenza di un progressivo aumento dei tassi BoJ.

Il quadro cambierebbe se un rallentamento statunitense provocasse una discesa significativa dei Treasury, soprattutto sulle scadenze brevi. In quel caso il differenziale si restringerebbe e la chiusura delle posizioni di carry trade potrebbe accelerare l’apprezzamento dello yen.

JGB: la normalizzazione si trasferisce sulla curva

Anche i rendimenti giapponesi sono saliti sensibilmente. Il 20 agosto il Ministero delle Finanze ha collocato JGB ventennali con rendimento medio del 3,698% e rendimento massimo accettato del 3,713%. Il 24 agosto l’asta dei Climate Transition JGB a dieci anni si è chiusa con un rendimento massimo del 2,863%

La risalita dei rendimenti riflette sia i rialzi della BoJ sia la progressiva riduzione degli acquisti di titoli pubblici. La banca centrale continua a comprare JGB, ma con volumi inferiori rispetto al passato, lasciando al mercato un ruolo maggiore nella determinazione dei prezzi.

Per la JPY, l’aumento dei rendimenti giapponesi è strutturalmente positivo: migliora l’attrattività degli asset domestici e riduce l’incentivo a esportare capitale. Ma l’effetto non è lineare.

Un rialzo ordinato dei JGB, accompagnato da salari e crescita, tende a sostenere lo yen. Un aumento troppo rapido dei rendimenti lunghi, invece, può generare perdite nei portafogli obbligazionari, tensioni finanziarie e timori sulla sostenibilità del debito pubblico. In questo secondo scenario la BoJ potrebbe essere costretta a rallentare la normalizzazione, limitando il beneficio per la valuta.

Intervento coordinato: un nuovo limite per USD/JPY

Il fattore che distingue l’attuale fase dalle precedenti è l’intervento valutario coordinato.

Il Ministero delle Finanze giapponese ha confermato che il 31 luglio ha acquistato yen insieme al Dipartimento del Tesoro statunitense. L’operazione è stata motivata dalla necessità di contrastare volatilità e movimenti disordinati. Tokyo ha inoltre dichiarato di essere pronta a realizzare ulteriori interventi congiunti e di voler utilizzare in futuro la FIMA Repo Facility della Federal Reserve. 

Questa conferma modifica la percezione del rischio. Un intervento unilaterale giapponese può essere assorbito dal mercato se il differenziale dei tassi rimane molto ampio. Un’azione coordinata con gli Stati Uniti dispone invece di maggiore credibilità e rende più rischioso accumulare posizioni speculative oltre determinate soglie.

L’intervento non crea da solo un rafforzamento duraturo dello yen, ma può contenerne la velocità di deprezzamento e provocare violente chiusure delle posizioni short sulla JPY.

Crescita: rallentamento in entrambe le economie

Negli Stati Uniti il PIL reale è cresciuto nel secondo trimestre a un tasso annualizzato dell’1,5%, in rallentamento dal 2,1% del primo trimestre. La domanda privata interna è rimasta robusta, ma l’indice dei prezzi degli acquisti interni è salito del 5,7% e il PCE del 5,1%. 

Sono dati che complicano il compito della Fed: la crescita rallenta, ma le pressioni sui prezzi non consentono un allentamento rapido. Nel breve periodo questo mix mantiene elevati i rendimenti USA e sostiene il dollaro.

La BoJ prevede invece che l’economia giapponese continui a crescere moderatamente nel 2026, sebbene a un ritmo inferiore. La domanda collegata all’intelligenza artificiale, gli interventi pubblici e gli aumenti salariali dovrebbero compensare parzialmente l’impatto negativo del petrolio.

L’inflazione giapponese complessiva si è attestata all’1,9% a luglio, mentre la BoJ prevede che l’indice al netto degli alimentari freschi salga chiaramente sopra il 2% dalla seconda metà dell’anno fiscale 2026. Petrolio, semiconduttori, domanda AI e precedente debolezza dello yen costituiscono i principali rischi al rialzo. 

Gli effetti incrociati tra Stati Uniti e Giappone

Il legame tra i due mercati si sviluppa attraverso più canali.

Quando i Treasury salgono più rapidamente dei JGB, il differenziale favorisce il dollaro e indebolisce lo yen. Una JPY più debole aumenta però il costo delle importazioni energetiche giapponesi, alimenta l’inflazione e spinge la BoJ verso nuovi rialzi.

Parallelamente, rendimenti JGB più elevati possono indurre investitori istituzionali giapponesi a rimpatriare parte dei capitali detenuti negli Stati Uniti. Se tale movimento fosse significativo, potrebbe ridurre la domanda marginale di Treasury e contribuire a mantenerne elevati i rendimenti.

Si crea così un circuito potenzialmente instabile: rendimenti USA elevati indeboliscono lo yen; lo yen debole aumenta l’inflazione giapponese; la BoJ alza i tassi; i JGB diventano più competitivi; il capitale giapponese può rientrare in patria, esercitando pressione sui Treasury.

Scenario JPY: equilibrio fragile vicino a quota 160

Nel breve periodo il quadro resta bilanciato. La JPY beneficia di una BoJ orientata verso ulteriori rialzi, di rendimenti domestici più alti e della minaccia credibile di nuovi interventi congiunti. Il dollaro conserva però il vantaggio di un tasso ufficiale superiore di circa 250-275 punti base e di una curva Treasury molto remunerativa.

Per USD/JPY, 160 rimane la soglia psicologica centrale. Una permanenza sopra quest’area segnalerebbe che il differenziale dei rendimenti sta nuovamente prevalendo e potrebbe riaprire la strada verso 162-164, aumentando però anche il rischio di intervento.

Una discesa stabile sotto 157-158 rafforzerebbe invece lo scenario favorevole allo yen. Sotto 155, la chiusura dei carry trade potrebbe trasformare il movimento in un’accelerazione verso 152-150.

Nel medio periodo, la variabile decisiva non sarà un singolo intervento valutario, ma la velocità relativa delle due banche centrali. Una BoJ più rapida e una Fed frenata dal rallentamento della crescita costituirebbero la combinazione più favorevole alla JPY. Una Fed ancora restrittiva e una BoJ prudente manterrebbero invece USD/JPY strutturalmente elevato.

Le informazioni sono aggiornate al 24 agosto 2026 e provengono esclusivamente da fonti istituzionali. Le indicazioni prospettiche rappresentano inferenze economiche basate sui dati ufficiali disponibili, non comunicazioni delle autorità citate.