La valuta giapponese recupera fino al 4% dopo BoJ, Fed e interventi sul mercato. Analisi tecnica dei principali cambi JPY
Yen, la svolta che ribalta tutti i cross
La valuta giapponese recupera fino al 4% dopo BoJ, Fed e interventi sul mercato. Analisi tecnica dei principali cambi JPY
Nell’ultima settimana completa di contrattazioni, compresa tra il 27 e il 31 luglio 2026, lo yen giapponese ha registrato un apprezzamento generalizzato contro tutte le principali valute internazionali.
Il movimento ha interessato USD/JPY, EUR/JPY, GBP/JPY, CHF/JPY, AUD/JPY, NZD/JPY e CAD/JPY. Il catalizzatore principale non è stato un aumento immediato dei tassi da parte della Bank of Japan, ma la combinazione di tre fattori: un orientamento più restrittivo della BoJ, il mantenimento dei tassi da parte delle altre grandi banche centrali e gli interventi sul mercato valutario a sostegno dello yen.
Le variazioni riportate sono calcolate indicativamente tra le quotazioni di apertura del 27 luglio e quelle di chiusura del 31 luglio. I livelli possono differire leggermente tra provider a causa degli orari di rilevazione.
La settimana dello yen in sintesi
| Cross | 27 luglio | 31 luglio | Performance settimanale | Segnale tecnico |
|---|---|---|---|---|
| USD/JPY | 163,75 | 157,38 | -3,9% | Ribassista |
| AUD/JPY | 114,48 | 110,67 | -3,3% | Ribassista |
| CAD/JPY | 115,93 | 112,40 | -3,0% | Ribassista |
| CHF/JPY | 199,85 | 194,90 | -2,5% | Ribassista |
| EUR/JPY | 186,16 | circa 181,5 | -2,5% | Ribassista |
| GBP/JPY | circa 217,6 | 212,45 | -2,4% | Ribassista |
| NZD/JPY | circa 94,5 | 92,59 | -2,0% | Ribassista |
La discesa dei cross indica un rafforzamento dello yen: servono infatti meno yen per acquistare un’unità della valuta base. I dati storici mostrano una correzione particolarmente intensa tra il 30 e il 31 luglio, con ribassi giornalieri superiori all’1% su diversi cambi.
BoJ ferma all’1%, ma più preoccupata per l’inflazione
La Bank of Japan ha mantenuto il tasso di riferimento all’1%, dopo l’aumento deciso a giugno. La decisione è stata approvata con otto voti favorevoli e uno contrario: il membro Hajime Takata avrebbe preferito un rialzo immediato all’1,25%.
Il mantenimento dei tassi, considerato isolatamente, avrebbe potuto indebolire lo yen. Il mercato ha però attribuito maggiore importanza al cambiamento della valutazione sull’inflazione. La BoJ ha riconosciuto il rischio che le pressioni di fondo sui prezzi possano superare il 2%, richiamando anche gli effetti del cambio debole e della domanda collegata all’intelligenza artificiale.
Il governatore Kazuo Ueda ha inoltre lasciato aperta la possibilità di nuovi rialzi. Il messaggio implicito è che rinviare troppo la normalizzazione potrebbe costringere la banca centrale ad agire più rapidamente in seguito.
L’intervento cambia la struttura del mercato
Il movimento più violento non è arrivato direttamente dalla decisione sui tassi. Le stime ricavate dai flussi di liquidità della BoJ hanno indicato un possibile intervento per circa 8.200 miliardi di yen, equivalente a quasi 59 miliardi di dollari.
La politica valutaria è formalmente decisa dal Ministero delle Finanze giapponese, mentre la Bank of Japan opera come agente esecutivo. Questa distinzione è importante: non si tratta di una misura ordinaria di politica monetaria, ma di un’azione diretta sul mercato dei cambi.
Le indiscrezioni su un coinvolgimento o coordinamento statunitense hanno aumentato l’efficacia del segnale. Un intervento sostenuto dagli Stati Uniti assume infatti una rilevanza molto maggiore rispetto a un’operazione esclusivamente giapponese, perché riduce la probabilità che il mercato ricostruisca rapidamente posizioni speculative contro lo yen.
La brusca discesa di USD/JPY da oltre 163 verso 157 ha innescato chiusure forzate di carry trade e prese di profitto anche su AUD/JPY, CAD/JPY, GBP/JPY e NZD/JPY.
USD/JPY: Fed immobile, differenziale meno dominante
La Federal Reserve ha mantenuto il federal funds rate nel corridoio 3,50%-3,75%. La decisione è stata approvata con nove voti favorevoli e tre contrari, un livello di dissenso che segnala un dibattito più acceso sulla direzione futura dei tassi.
Il differenziale tra Stati Uniti e Giappone rimane ampio, pari a circa 250-275 punti base. Tuttavia, nella settimana analizzata, questo vantaggio di rendimento non è stato sufficiente a sostenere USD/JPY.
Dal punto di vista tecnico, la rottura di area 160 ha modificato la struttura di breve periodo. Il minimo settimanale nella zona 157-158 diventa il primo supporto. Una violazione confermata potrebbe aprire spazio verso 155. Le resistenze più rilevanti si collocano invece a 160 e nell’area 163,50-164.
Il quadro resta ribassista nel breve periodo, ma la persistenza del differenziale dei tassi rende probabili rimbalzi tecnici.
EUR/JPY: BCE ferma dopo la stretta di giugno
La Banca centrale europea ha mantenuto invariati i tre tassi ufficiali il 23 luglio, dopo averli aumentati di 25 punti base a giugno. La BCE ha confermato un approccio dipendente dai dati e ha sottolineato l’incertezza derivante dai prezzi energetici e dal conflitto in Medio Oriente.
EUR/JPY aveva inizialmente mostrato maggiore tenuta, sostenuto dalla precedente stretta europea. Il rafforzamento dello yen ha però provocato una rapida inversione da area 187 verso 181-182.
Tecnicamente, la perdita di 185 e successivamente di 183 segnala un deterioramento del momentum. Area 180-181 rappresenta il supporto principale; sotto tale soglia aumenterebbe il rischio di una correzione verso 178. Le prime resistenze si trovano a 183,50 e 186-187.
GBP/JPY: la BoE rafforza la sterlina, non abbastanza
La Bank of England ha lasciato il Bank Rate al 3,75%, ma tre componenti del Monetary Policy Committee hanno votato per un aumento al 4%. Il rapporto di sei voti contro tre ha quindi trasmesso un segnale relativamente restrittivo.
Nonostante il tono più hawkish della BoE, GBP/JPY è sceso da circa 218 verso 212. La dinamica mostra che il riposizionamento sullo yen e la riduzione dei carry trade hanno prevalso sul rendimento più elevato della sterlina.
Il supporto immediato si trova nell’area 212-210, già interessata da una forte reazione intraday. La rottura di 210 esporrebbe quota 207-208. Per ridurre la pressione ribassista, il cambio dovrebbe invece recuperare stabilmente 215 e successivamente 218,50.
CHF/JPY: confronto tra due valute rifugio
La Swiss National Bank mantiene il proprio tasso ufficiale allo 0%. La banca centrale ha inoltre ribadito la disponibilità a intervenire per contrastare un apprezzamento eccessivo del franco, ritenuto potenzialmente dannoso per la stabilità dei prezzi.
CHF/JPY rappresenta il confronto tra due valute considerate difensive. Nella settimana, tuttavia, lo yen ha beneficiato di un catalizzatore specifico molto più forte: interventi diretti e aspettative di nuovi rialzi BoJ.
La discesa da circa 200 verso 195 ha prodotto una rottura tecnica significativa. Il primo supporto è compreso tra 194 e 195, seguito da area 191-192. Il ritorno sopra 198 attenuerebbe il segnale ribassista, mentre quota 200 resta la resistenza psicologica principale.
AUD/JPY: la RBA restrittiva non ferma il deleveraging
La Reserve Bank of Australia mantiene il cash rate al 4,35%, dopo l’aumento di 25 punti base deciso a maggio. Si tratta del tasso più elevato tra le banche centrali considerate, elemento che rende AUD/JPY uno dei principali strumenti utilizzati nelle strategie di carry trade.
Proprio questa caratteristica ha amplificato la correzione settimanale. Quando cresce la volatilità dello yen, gli operatori tendono a chiudere le operazioni finanziate nella valuta giapponese, vendendo le divise ad alto rendimento.
AUD/JPY ha perso oltre il 3%, scendendo da 114,48 a 110,67. La rottura di 113,50 e 112 ha accelerato il movimento. Il supporto si colloca ora tra 109 e 110, seguito da 107,50-108. Per ricostruire una struttura positiva sarebbe necessario recuperare almeno 112,50-113.
NZD/JPY: il rialzo RBNZ limita soltanto le perdite
La Reserve Bank of New Zealand ha aumentato l’Official Cash Rate di 25 punti base, portandolo al 2,50%. La banca centrale ha anche indicato che ulteriori rialzi potrebbero essere necessari, pur mantenendo incerta la loro tempistica.
Questa impostazione ha aiutato NZD/JPY a contenere la perdita rispetto ad AUD/JPY e USD/JPY, ma non ha impedito il calo sotto quota 93.
Il supporto tecnico principale è nell’area 91,50-92,50. Una violazione aumenterebbe il rischio di un ritorno verso 90. Le resistenze si trovano a 94 e 95,30. Finché il cambio rimane sotto queste soglie, il momentum di breve periodo resta negativo.
CAD/JPY: Bank of Canada ferma, petrolio in ritirata
La Bank of Canada ha mantenuto il tasso overnight al 2,25%, osservando che l’economia canadese resta debole ma mostra segnali di miglioramento, mentre l’inflazione dovrebbe convergere verso il 2%.
CAD/JPY ha risentito sia della forza dello yen sia della flessione del petrolio. Il dollaro canadese è infatti sensibile alle prospettive energetiche, mentre la riduzione dei prezzi del greggio ha limitato il sostegno proveniente dal differenziale dei tassi.
Il cambio è arretrato da circa 116 a 112,40. L’area 112-111 costituisce il primo supporto; al di sotto, il mercato potrebbe puntare verso 109,50-110. Le resistenze sono individuabili a 114 e 116.
Carry trade in ritirata, ma il vantaggio JPY va confermato
La performance dei cross mostra che, durante la settimana, il mercato ha attribuito più peso al rischio di interventi e alla possibile normalizzazione della BoJ che ai differenziali assoluti dei tassi.
La valuta giapponese continua tuttavia a offrire un rendimento inferiore rispetto a dollaro, sterlina, dollaro australiano, neozelandese e canadese. Senza nuovi rialzi della BoJ o ulteriori interventi, questo elemento potrebbe favorire una graduale ricostruzione delle operazioni di carry trade.
Il quadro tecnico settimanale rimane favorevole allo yen finché USD/JPY resta sotto 160-161 e gli altri cross non recuperano le resistenze violate. La velocità della discesa aumenta però la probabilità di rimbalzi e fasi di consolidamento.
Per le prossime sedute, gli investitori dovranno monitorare soprattutto:
eventuali nuovi interventi del Ministero delle Finanze giapponese;
dichiarazioni del governatore Ueda sui tempi del prossimo rialzo;
aspettative sui tassi della Federal Reserve;
andamento dei rendimenti obbligazionari globali;
petrolio e sviluppi geopolitici in Medio Oriente;
volatilità e ricostruzione delle posizioni di carry trade.
Disclaimer: il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né una sollecitazione all’investimento. Il mercato valutario comporta rischi elevati e può determinare perdite significative.