Euro, dollaro e yen: scenari per il Forex

Tassi, inflazione e rischio fiscale ridisegnano EUR/USD e USD/JPY: cosa indicano le ultime decisioni delle banche centrali

Forex 06/10/2026 4FT News
Euro, dollaro e yen: scenari per il Forex

Analisi aggiornata al 6 ottobre 2026

Il quadro del mercato valutario

Il Forex apre ottobre con un dollaro sostenuto dai rendimenti statunitensi, un euro sotto pressione per i timori fiscali e politici nell’area euro e uno yen ancora debole nonostante la Bank of Japan abbia alzato i tassi.  EUR/USD si muove intorno a 1,12–1,124 dopo aver toccato circa 1,116 nella seduta precedente; USD/JPY è vicino a 158,2. L’indice del dollaro oscilla intorno a 102, dopo aver guadagnato circa il 3,5% nell’ultimo mese. Le quotazioni intraday possono variare tra una rilevazione e l’altra. 

Le tre banche centrali hanno irrigidito la politica monetaria a settembre, ma i tassi restano distanti. Il costo del denaro statunitense supera quello giapponese di circa 2,6 punti percentuali; il differenziale con il tasso sui depositi BCE è di circa 1,4 punti. Questi divari continuano a sostenere il dollaro nelle strategie basate sui rendimenti, pur lasciando spazio a recuperi improvvisi dello yen.

Tassi di Fed, BCE e Bank of Japan

Banca centrale Ultima decisione Tasso di riferimento attuale
Federal Reserve Rialzo di 25 punti base il 16 settembre Federal funds: 3,75–4,00% Federal Reserve issues FOMC statement
BCE Rialzo di 25 punti base il 10 settembre Depositi: 2,50%; rifinanziamento: 2,65%; marginale: 2,90% ecb.europa.eu
Bank of Japan Tasso portato all’1,25%, con voto 7–2; efficace dal 24 settembre Overnight call rate: circa 1,25% boj.or.jp

La Fed ha giustificato il rialzo con un’inflazione ancora elevata e un’attività economica solida. La BCE ha richiamato le pressioni sui prezzi legate al conflitto in Medio Oriente e ha ribadito l’obiettivo d’inflazione del 2%. La BoJ ha segnalato che l’inflazione di fondo si sta avvicinando al 2% e che intende proseguire la normalizzazione, valutando tempi e ritmo sulla base dei dati.

Euro: inflazione alta, ma il rischio politico pesa

La stima flash Eurostat per settembre porta l’inflazione annua dell’Eurozona al 3,8%, dal 3,2% di agosto. La componente energetica accelera al 18,8% annuo e l’inflazione dei servizi sale al 3,2%. Nel secondo trimestre il PIL dell’area euro è cresciuto dello 0,4% sul trimestre e dell’1,0% sull’anno: un’espansione positiva, ma non sufficiente a eliminare i rischi per il potere d’acquisto e la crescita. 

Per la BCE il quadro è complesso: l’energia spinge i prezzi verso l’alto, mentre tassi più elevati gravano su famiglie, imprese e governi indebitati. I mercati valutano ancora un possibile rialzo entro fine anno, ma le tensioni sui titoli francesi alimentano anche l’ipotesi di una risposta più prudente per contenere il rischio di contagio finanziario. Si tratta di aspettative di mercato, non di indicazioni ufficiali della BCE. 

La fragilità è già visibile nel cambio. Gli investitori temono che la difficoltà di approvare un bilancio credibile in Francia e l’incertezza politica — aggravata dall’annuncio di elezioni anticipate in Spagna — possano ampliare i premi al rischio sui titoli sovrani. Il 6 ottobre l’euro resta vicino ai minimi da 17 mesi contro il dollaro, nonostante un parziale recupero dopo la stabilizzazione dei rendimenti francesi. 

Dollaro: rendimenti alti e dati contrastanti

Gli Stati Uniti mantengono un vantaggio di rendimento, ma i dati più recenti sono contrastanti. Il PIL reale è cresciuto del 2,2% annualizzato nel secondo trimestre. Ad agosto l’indice PCE, la misura d’inflazione preferita dalla Fed, è salito del 3,4% su base annua e il PCE core del 3,0%. A settembre le buste paga non agricole sono aumentate di appena 29.000 unità e la disoccupazione è rimasta al 4,2%. U.S. Bureau of Economic Analysis (BEA)

Il rapporto sull’occupazione ha ridotto le scommesse su un altro rialzo già a ottobre. Resta però aperta la possibilità di una Fed restrittiva se l’inflazione non rallenta: la mediana delle proiezioni dei membri del FOMC per il tasso a fine 2026 è al 4,1%, una valutazione individuale e non un impegno della banca centrale. Reuters riporta che i mercati hanno ridotto le attese di un rialzo a ottobre, pur continuando a considerarlo possibile entro dicembre. federalreserve.gov

Nel frattempo, i rendimenti dei Treasury restano elevati e sostengono il dollaro. Ne risulta una valuta favorita dal differenziale dei tassi e dalla domanda di attività liquide, anche se il rallentamento dell’occupazione potrebbe limitare ulteriori guadagni. 

Yen: svolta della BoJ, ma il cambio resta debole 

La BoJ ha portato il tasso overnight all’1,25%, ma il rialzo non ha fermato la discesa dello yen. Il differenziale con gli Stati Uniti resta ampio e il mercato vuole capire quanto rapidamente Tokyo sia disposta a proseguire. Il 6 ottobre il governatore Kazuo Ueda ha richiamato l’importanza di ancorare l’inflazione di fondo intorno al 2% e il rischio di pressioni eccessive legate ai costi energetici, alla domanda collegata all’intelligenza artificiale e alla debolezza dello yen. È un segnale favorevole a ulteriori rialzi, senza indicare una data precisa. La prossima riunione della BoJ è prevista per il 29–30 ottobre. 

I dati nazionali mostrano per agosto un’inflazione dell’1,9%; l’indice al netto dei prodotti freschi è aumentato dell’1,7%, mentre quello che esclude anche l’energia è salito dell’1,9%. Il PIL giapponese è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre. 

Un ulteriore fattore di rischio è l’intervento valutario. Le autorità giapponesi hanno ribadito di monitorare i movimenti e di restare in contatto con Washington; a luglio Giappone e Stati Uniti hanno già coordinato un’azione sul mercato. Gli avvertimenti non eliminano la pressione strutturale sullo yen, ma possono innescare recuperi rapidi e difficili da anticipare. 

Scenari per EUR/USD e USD/JPY

Per i prossimi uno-tre mesi, lo scenario centrale è quello di un dollaro ancora relativamente solido, un euro fragile e uno yen esposto alla volatilità. Le fasce indicate sono stime analitiche indicative, non obiettivi ufficiali né previsioni di consenso.

Scenario EUR/USD USD/JPY Condizioni che lo favorirebbero
Centrale, più probabile 1,10–1,13 155–160 Rendimenti USA elevati, incertezza fiscale europea e normalizzazione BoJ graduale
Dollaro più forte Sotto 1,10 Nuovo test di 160 Inflazione USA persistente, Fed più restrittiva e ulteriore stress politico-fiscale nell’Eurozona
Recupero di euro e yen 1,13–1,16 150–155 Inflazione USA in calo, rendimenti Treasury più bassi, stabilizzazione europea e BoJ più hawkish o intervento giapponese

La lettura più probabile resta quindi di pressione sull’euro e debolezza dello yen finché il differenziale dei tassi non si restringe. Per lo yen, tuttavia, un intervento o un segnale più deciso della BoJ potrebbe provocare movimenti bruschi contro il dollaro. Tra i prossimi catalizzatori figurano l’inflazione statunitense di settembre, attesa il 14 ottobre, i dati definitivi Eurostat per settembre, previsti il 16 ottobre, e la riunione della BoJ del 29–30 ottobre. 

Disclaimer

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, raccomandazione d’investimento o sollecitazione al pubblico risparmio. Le valute sono strumenti volatili e gli scenari descritti possono cambiare rapidamente; ogni decisione va valutata in base alla propria situazione e al proprio profilo di rischio.