Trading, credito e grandi operazioni spingono gli utili, ma Wall Street distingue tra crescita sostenibile e ricavi ecceziona
Banche USA, una trimestrale da record
Trading, credito e grandi operazioni spingono gli utili, ma Wall Street distingue tra crescita sostenibile e ricavi eccezionali
Le prime trimestrali bancarie statunitensi hanno consegnato a Wall Street un messaggio complessivamente positivo: l’economia americana continua a sostenere la domanda di credito, la qualità degli attivi rimane sotto controllo e la ripresa delle operazioni societarie ha riacceso uno dei motori più redditizi del settore finanziario.
I risultati del secondo trimestre 2026 hanno superato diffusamente le attese, beneficiando soprattutto della crescita dell’investment banking, dei volumi eccezionali nel trading azionario e di un margine d’interesse ancora favorevole. Globalmente, i ricavi dell’investment banking hanno raggiunto 61,4 miliardi di dollari nel primo semestre, il 24% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
La reazione dei mercati, tuttavia, non è stata uniforme. Gli investitori hanno premiato gli istituti capaci di accompagnare i risultati con indicazioni convincenti sulla seconda metà dell’anno, penalizzando invece l’aumento dei costi, la compressione dei margini o guidance giudicate troppo prudenti.
JPMorgan stabilisce un nuovo primato
JPMorgan Chase ha registrato un utile netto trimestrale di 21,2 miliardi di dollari, il più elevato mai realizzato da una banca americana in un singolo trimestre. L’utile per azione ha raggiunto 6,14 dollari, mentre i ricavi sono saliti a circa 58 miliardi.
Le commissioni dell’investment banking sono aumentate del 30% su base annua, raggiungendo il livello più alto dal 2021. Ancora più rilevante il contributo del trading azionario, cresciuto dell’86%, mentre quello obbligazionario è avanzato del 6%.
Anche il margine d’interesse, escludendo le attività di mercato, è aumentato del 4% a 23,7 miliardi. La banca ha inoltre portato a 105,5 miliardi di dollari la previsione per il margine d’interesse dell’intero esercizio.
Il titolo ha guadagnato circa il 2% nella seduta successiva ai conti. Il mercato ha apprezzato non soltanto la dimensione del risultato, ma anche la sua distribuzione tra trading, commissioni, credito e gestione patrimoniale.
Goldman Sachs domina nel trading
Goldman Sachs ha chiuso il trimestre con un utile di circa 6,6 miliardi di dollari, in crescita del 78% rispetto all’anno precedente, e ricavi prossimi ai 20 miliardi.
Il trading azionario ha generato circa 7,4 miliardi di dollari, sostenuto dalla volatilità dei mercati, dalle operazioni collegate all’intelligenza artificiale e dall’intensa attività sui derivati. La banca ha inoltre partecipato ad alcune delle principali quotazioni e operazioni di fusione del periodo.
Il ritorno sul capitale tangibile ha raggiunto il 26%, un risultato particolarmente elevato per un istituto fortemente esposto alle attività di mercato.
Goldman è stata la vera protagonista in Borsa: il titolo ha guadagnato oltre il 7% nella prima reazione ai dati, arrivando successivamente a sfiorare un rialzo del 9%. Il mercato ha interpretato i risultati come la conferma che la ripresa del ciclo delle operazioni societarie può estendersi anche alla seconda parte dell’anno.
Bank of America beneficia della volatilità
Bank of America ha riportato un utile netto di 9,1 miliardi di dollari, in aumento del 27%, con un utile per azione di 1,19 dollari contro gli 1,13 attesi. I ricavi hanno raggiunto 31,7 miliardi.
La volatilità sui mercati azionari, obbligazionari ed energetici ha sostenuto l’attività di trading, mentre la ripresa delle fusioni, delle acquisizioni e delle quotazioni ha favorito le commissioni dell’investment banking.
Il titolo ha reagito con un rialzo prossimo al 2%. Gli investitori hanno apprezzato l’equilibrio tra le attività di mercato e il contributo della rete commerciale, oltre alla tenuta dei depositi e della qualità del credito.
Wells Fargo: conti forti, guidance prudente
Wells Fargo ha realizzato un utile netto di 6,41 miliardi di dollari, in crescita del 17%, pari a 2 dollari per azione contro gli 1,72 previsti dal mercato. I ricavi sono saliti a 22,62 miliardi.
La rimozione del limite regolamentare agli attivi ha permesso alla banca di tornare a espandere il credito: i prestiti medi sono aumentati del 12%, sostenuti soprattutto da finanziamenti auto, carte di credito e clientela commerciale.
Le commissioni dell’investment banking sono cresciute del 35% e i ricavi da trading del 24%. Nonostante ciò, il titolo ha perso circa il 2,6%. A pesare sono stati il mancato miglioramento della guidance annuale e alcuni segnali di compressione del margine d’interesse.
La reazione dimostra come, dopo il forte apprezzamento del comparto, battere le stime non sia più sufficiente: il mercato pretende anche una revisione al rialzo delle prospettive.
Citigroup penalizzata dai costi
Citigroup ha registrato i ricavi trimestrali più elevati dell’ultimo decennio: 24,8 miliardi di dollari, il 14% in più su base annua. L’utile netto è aumentato del 45% a 5,8 miliardi, mentre l’utile per azione ha raggiunto 3,15 dollari.
I ricavi del trading azionario sono cresciuti del 45%, quelli obbligazionari del 7% e le commissioni dell’investment banking del 44%, a 1,55 miliardi. Il ritorno sul capitale tangibile è salito al 13%, raggiungendo anticipatamente un livello originariamente indicato come obiettivo per il 2027-2028.
Il titolo ha però perso oltre il 4%. Gli investitori si sono concentrati sull’aumento delle spese e sull’assenza di una revisione strutturale degli obiettivi di redditività. Il dubbio è che una parte dei progressi rifletta condizioni di mercato eccezionalmente favorevoli, più che un definitivo completamento della ristrutturazione.
Morgan Stanley supera i 10.000 miliardi
Morgan Stanley ha riportato un utile netto di 5,58 miliardi di dollari, pari a 3,46 dollari per azione, contro i 2,94 attesi. I ricavi hanno stabilito un record a 21,35 miliardi.
L’investment banking è cresciuto del 58% a 2,44 miliardi, mentre il trading azionario ha raggiunto il massimo storico di 6,3 miliardi. La divisione Wealth Management ha raccolto 148 miliardi di nuovi asset netti, portando il patrimonio complessivamente gestito oltre la soglia dei 10.000 miliardi di dollari.
Il titolo ha reagito con un rialzo moderato. I numeri hanno superato ampiamente le previsioni, ma il programma di riacquisto di azioni proprie, pari a circa 1,5 miliardi, è risultato inferiore alle aspettative più ottimistiche.
Buoni segnali anche dalle banche regionali
BNY ha realizzato ricavi record per 5,7 miliardi di dollari, in crescita del 13%, e un utile rettificato di 2,46 dollari per azione. Il gruppo ha alzato la previsione di crescita annuale dei ricavi al 10-11%, sostenuto dall’aumento del margine d’interesse, delle commissioni e degli asset amministrati.
PNC Financial ha riportato ricavi trimestrali record, favoriti dalle attività sui mercati dei capitali e dal contributo dell’acquisizione di FirstBank. Anche U.S. Bancorp ha raggiunto un massimo storico nei ricavi, pari a 7,71 miliardi, con un utile di 1,35 dollari per azione contro gli 1,28 attesi. Il titolo U.S. Bancorp ha chiuso la seduta del 16 luglio in rialzo dell’1,59%, segnando un nuovo massimo annuale.
La reazione complessiva di Wall Street
Nella seduta del 14 luglio, accompagnata anche da dati sull’inflazione inferiori alle attese, l’S&P 500 è salito dello 0,38% e il Nasdaq dello 0,90%, mentre il Dow Jones è rimasto sostanzialmente invariato.
All’interno del settore bancario la dispersione è stata però significativa:
| Istituto | Prima reazione del titolo |
|---|---|
| Goldman Sachs | +7,3% |
| Bank of America | +1,8% |
| JPMorgan Chase | +1,7% |
| Morgan Stanley | Moderatamente positiva |
| Wells Fargo | −2,6% |
| Citigroup | −4,3% |
| U.S. Bancorp | +1,6% |
Il messaggio è chiaro: il mercato considera positiva la ripresa del settore, ma non attribuisce lo stesso valore a tutte le fonti di utile. Trading e grandi IPO possono generare risultati spettacolari, ma sono per loro natura ciclici. Margine d’interesse, crescita dei prestiti, raccolta patrimoniale e disciplina sui costi rappresentano invece indicatori più affidabili della redditività futura.
Calendario delle trimestrali bancarie USA
Di seguito il calendario delle principali banche e società finanziarie statunitensi interessate dalla settimana del 13-17 luglio 2026. Gli orari sono espressi in Eastern Time; “pre-market” indica una pubblicazione prima dell’apertura di Wall Street.
| Data | Società | Ticker | Pubblicazione |
|---|---|---|---|
| Martedì 14 luglio | JPMorgan Chase | JPM | Pre-market |
| Martedì 14 luglio | Bank of America | BAC | Pre-market |
| Martedì 14 luglio | Citigroup | C | Pre-market |
| Martedì 14 luglio | Wells Fargo | WFC | Pre-market |
| Martedì 14 luglio | Goldman Sachs | GS | Pre-market |
| Mercoledì 15 luglio | Morgan Stanley | MS | Pre-market |
| Mercoledì 15 luglio | BNY | BK/BNY | Pre-market |
| Mercoledì 15 luglio | PNC Financial | PNC | Pre-market |
| Giovedì 16 luglio | U.S. Bancorp | USB | Pre-market |
| Giovedì 16 luglio | M&T Bank | MTB | Pre-market |
| Giovedì 16 luglio | KeyCorp | KEY | Pre-market |
| Giovedì 16 luglio | Charles Schwab | SCHW | Pre-market |
| Venerdì 17 luglio | Regions Financial | RF | Pre-market; call ore 10:00 ET |
| Venerdì 17 luglio | Fifth Third Bancorp | FITB | Risultati ore 6:30 ET; call ore 9:00 ET |
| Venerdì 17 luglio | Truist Financial | TFC | Pre-market |
| Venerdì 17 luglio | Huntington Bancshares | HBAN | Pre-market |
| Venerdì 17 luglio | State Street | STT | Pre-market |
Una partenza forte, ma difficilmente replicabile
Le trimestrali mostrano un sistema bancario americano solido, ben capitalizzato e ancora sostenuto dalla capacità di spesa di famiglie e imprese. La crescita dei prestiti e l’assenza di un deterioramento generalizzato del credito riducono, almeno per ora, il rischio di un brusco rallentamento economico.
Una parte rilevante degli utili deriva però da condizioni difficilmente ripetibili ogni trimestre: quotazioni di dimensioni eccezionali, intensa attività di fusione e acquisizione e volatilità favorevole ai desk di trading.
Per il secondo semestre la variabile decisiva non sarà quindi soltanto la direzione dei tassi della Federal Reserve. Sarà soprattutto necessario verificare se la ripresa delle operazioni societarie diventerà strutturale e se la crescita del credito riuscirà a proseguire senza un aumento significativo delle insolvenze. È su questo equilibrio, più che sui record appena registrati, che Wall Street valuterà la prossima fase del settore bancario.
Disclaimer: il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né una raccomandazione d’investimento.